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Addio all'elettrico? Arriva la "benzina ad aria": costa pochissimo e non inquina

L'auto elettrica è il nostro futuro. O forse no. Una start-up ha progettato una "benzina ad aria" che costa pochissimo e non inquina!

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Il futuro della mobilità sostenibile sarà basato sull’elettrico? Sembra una teoria già sorpassata. Il dibattito si è infatti arricchito di una nuova promessa tecnologica che sta facendo il giro del web: una “benzina ad aria” che non inquina e che costa pochissimo. Tra entusiasmo, titoli sensazionali e inevitabili dubbi, l’idea di produrre carburante direttamente dall’aria sembra rimettere in discussione il futuro dell’auto elettrica. Ma di cosa si tratta davvero e perché questa tecnologia sta attirando così tanta attenzione?

La “benzina ad aria”: il futuro dell’auto elettrica è già finito?

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Alla base della cosiddetta “benzina ad aria” c’è una tecnologia già nota nel mondo scientifico, quella degli e-fuels, ovvero carburanti sintetici ottenuti a partire dall’anidride carbonica. La novità sta nel tentativo di rendere questo processo compatto, modulare e potenzialmente accessibile anche fuori dai grandi impianti industriali. Una startup statunitense – Aircela – ha sviluppato una macchina di dimensioni simili a un frigorifero in grado di catturare CO₂ direttamente dall’aria, combinarla con idrogeno ricavato dall’acqua e trasformarla in carburante liquido utilizzabile nei motori tradizionali .

Il processo avviene in più fasi: prima la cattura dell’anidride carbonica atmosferica, poi l’elettrolisi dell’acqua per ottenere idrogeno, infine una reazione chimica che porta alla sintesi di metanolo e, successivamente, di una benzina compatibile con quella attuale. Il tutto è alimentato da energia elettrica, idealmente proveniente da fonti rinnovabili. In teoria, questa sarebbe la possibilità di produrre carburante senza estrarre nuovo petrolio e senza aggiungere nuova CO₂ all’atmosfera, rendendo il ciclo quasi neutro dal punto di vista delle emissioni .

La benzina ad aria a zero emissioni, ma quanto è davvero sostenibile?

Uno degli aspetti più affascinanti di questa tecnologia è la promessa di “zero inquinamento”. In realtà, la questione è più complessa. È vero che la benzina prodotta in questo modo riutilizza anidride carbonica già presente nell’aria, ma il processo richiede grandi quantità di energia.

Secondo le stime, per produrre circa un gallone (4 litri) di carburante servirebbero decine di kilowattora di elettricità al giorno. L’efficienza complessiva, considerando anche il rendimento dei motori termici, resta inferiore rispetto a quella dei veicoli elettrici, che utilizzano l’energia in modo più diretto.

Questo non significa però che la “benzina ad aria” sia inutile. Al contrario, molti esperti la vedono come una possibile soluzione complementare, soprattutto per settori difficili da elettrificare o per mantenere in vita il parco auto esistente senza costringere a una sostituzione totale dei veicoli. Inoltre, in contesti remoti o in situazioni in cui l’accesso ai carburanti tradizionali è complicato, produrre benzina sul posto potrebbe rappresentare un vantaggio strategico.

Verso l’addio all’elettrico o verso un’alternativa ad esso?

L’idea che questa tecnologia possa segnare la fine dell’auto elettrica è probabilmente eccessiva. I veicoli a batteria restano oggi la soluzione più efficiente dal punto di vista energetico e quella su cui governi e istituzioni continuano a puntare. Tuttavia, la “benzina ad aria” introduce un elemento nuovo nel dibattito: la possibilità di ridurre le emissioni senza rivoluzionare completamente infrastrutture e abitudini di guida.

Resta il nodo dei costi. Le prime stime parlano di macchine ancora molto costose, con prezzi che potrebbero aggirarsi tra i 15 e i 20 mila dollari, rendendo la tecnologia lontana da un’adozione di massa nel breve periodo. Ma come spesso accade con le innovazioni, i costi potrebbero scendere con il tempo e con una produzione su larga scala.

Più che un “addio all’elettrico”, dunque, la benzina ad aria sembra rappresentare un tassello in più nel mosaico della transizione energetica.

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