Succede davvero, e non è una trovata da social o un esperimento futuristico. In alcune autostrade francesi, chi supera i limiti di velocità può vedere comparire la propria targa sui tabelloni a messaggio variabile, quelli che normalmente segnalano traffico, incidenti o lavori in corso. Accanto al numero di immatricolazione appare una scritta secca e inequivocabile: “Trop vite”, cioè “troppo veloce”. Un richiamo pubblico, immediato, che non fa multe ma mette il guidatore davanti alla propria infrazione, sotto gli occhi di tutti. L’idea ha già fatto il giro del web e inevitabilmente ha acceso il dibattito anche in Italia: funzionerebbe da noi? E soprattutto, è davvero legale?
- Come funziona il sistema che “smaschera” chi corre troppo
- Non è una multa, ma un richiamo diretto al guidatore
- Privacy e dati: cosa succede alle targhe
- Sicurezza stradale e ambiente: il doppio obiettivo
- E in Italia? Funzionerebbe davvero
Come funziona il sistema che “smaschera” chi corre troppo
Il meccanismo è più semplice di quanto sembri ed è pensato proprio per essere rapido e non invasivo. Tutto avviene in due fasi. In un primo punto dell’autostrada, un portale dotato di telecamere legge la targa del veicolo e rileva la velocità. Se l’auto supera il limite consentito, il sistema entra in azione.
Circa 500 metri più avanti, su un pannello elettronico visibile a tutti, compare la targa del veicolo accompagnata dal messaggio che segnala l’eccesso di velocità. Nessun suono, nessuna luce lampeggiante, nessuna sanzione immediata: solo un avviso pubblico che invita a rallentare. Il sistema è già attivo in una settantina di tratti autostradali nel sud della Francia, dove viene utilizzato come strumento di prevenzione e sensibilizzazione, non come mezzo punitivo.
Non è una multa, ma un richiamo diretto al guidatore
Un punto fondamentale è proprio questo: la comparsa della targa sul pannello non equivale a una sanzione. Non arriva alcun verbale a casa, non scattano punti sulla patente e non viene aperta alcuna procedura automatica. L’obiettivo non è punire, ma interrompere un comportamento pericoloso nel momento stesso in cui avviene.
Secondo i responsabili del progetto, il richiamo visivo funziona perché rompe l’automatismo della guida veloce. Chi vede la propria targa esposta pubblicamente tende a rallentare subito, spesso in modo più efficace rispetto a un semplice cartello con il limite di velocità.
Privacy e dati: cosa succede alle targhe
Uno degli aspetti che ha fatto discutere di più riguarda la tutela della privacy. Le autorità francesi hanno chiarito che i dati non vengono conservati né trasmessi a terzi. La targa viene letta, visualizzata e poi immediatamente cancellata dal sistema una volta che il veicolo ha superato il pannello. Non esiste un archivio, non c’è una banca dati delle infrazioni e non viene effettuato alcun collegamento con i sistemi di sanzionamento automatico. In pratica, se si rallenta e si prosegue il viaggio rispettando i limiti, l’episodio finisce lì.
Sicurezza stradale e ambiente: il doppio obiettivo
Dietro questa scelta non c’è solo la volontà di ridurre gli incidenti. Le autorità francesi sottolineano anche un altro effetto positivo: la guida più lenta riduce le emissioni di CO₂. Velocità più contenute significano meno consumi, meno stress per il veicolo e un impatto ambientale più basso. Il sistema, quindi, si inserisce in una strategia più ampia che unisce sicurezza stradale e sostenibilità, due temi sempre più centrali nelle politiche di mobilità europee.
E in Italia? Funzionerebbe davvero
La domanda sorge spontanea: un sistema del genere avrebbe successo anche in Italia? Dal punto di vista tecnico, nulla lo impedirebbe. Le nostre autostrade sono già dotate di pannelli a messaggio variabile e di sistemi di rilevamento avanzati.
Il nodo principale sarebbe culturale e normativo. Da un lato, c’è chi vede in questa soluzione un modo intelligente per responsabilizzare gli automobilisti senza ricorrere subito alle multe. Dall’altro, c’è chi la considera una forma di “gogna moderna”, poco adatta al contesto italiano.