Campi Flegrei, l'eruzione è imminente? Su INGV è allerta gialla

Il supervulcano dei Campi Flegrei è in fermento: la risalita dei fluidi sta causando più di una preoccupazione. Scopri in cosa consiste.

9 Ottobre 2023
Stefania Cicirello

Stefania Cicirello

Content Specialist

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L’ennesima forte scossa di terremoto di magnitudo 4.2 avvenuta nell’area dei Campi Flegrei, oltre a spaventare e non poco la popolazione ha acceso il dibattito tra gli esperti, divisi tra chi è propenso all’evacuazione nei pressi delle scosse più forti e chi vuole evitare di creare inutili allarmismi. E nel frattempo si parla di “risalita dei fluidi“.

I reali rischi di eruzione nei Campi Flegrei

L’area dei Campi Flegrei è spesso associata al Vesuvio quando si parla di pericoli vulcanici. Tuttavia, coloro che abitano in questa regione, costantemente esposta al bradisismo e agli sciami sismici, sono ben consapevoli del vulcano che si cela sotto i loro piedi e delle potenziali minacce che esso rappresenta. Il geofisico Giovanni Macedonio dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha dichiarato: “La situazione attuale non suggerisce un’imminente eruzione vulcanica. Lo afferma la storia, considerando che l’ultima eruzione significativa risale al 1538, ma soprattutto gli strumenti scientifici utilizzati dagli esperti che monitorano costantemente l’attività del vulcano.”

Il monitoraggio dell’attività vulcanica nei Campi Flegrei è supportato da avanzati satelliti e sistemi GPS che consentono agli scienziati di studiare l’evoluzione del terreno e raccogliere dati cruciali, tra cui temperatura e composizione dei gas e dell’acqua che emergono dal sottosuolo. Nonostante l’aumento dei terremoti, che è stato osservato di recente, essi non presentano le caratteristiche tipiche di un’eruzione vulcanica imminente, come conferma Macedonio. A differenza di altri vulcani come l’Etna e lo Stromboli, i Campi Flegrei e il Vesuvio hanno il loro condotto lavico bloccato da strati di roccia, il che renderebbe meno improvvisa un’eventuale eruzione, consentendo un certo margine di preavviso.

Risalita fluidi ai Campi Flegrei? Cosa sta succedendo

È vero che i cittadini dell’area sono abituati a convivere con il bradisismo ma il fenomeno, sebbene affascinante, può essere alquanto inquietante. Dal terreno che erutta fumi bollenti all’odore distintivo di zolfo nell’aria, questi segni sono stati parte della vita quotidiana per generazioni. Tuttavia, negli ultimi tempi, l’area ha sperimentato eventi sismici di magnitudo 4.0 e oltre, portando con sé una crescente sensazione di incertezza e pericolo.

Il cuore del problema risiede nel magma. I Campi Flegrei sono un vulcano attivo e gran parte del magma si è accumulato in profondità, ma a un certo punto ha iniziato a risalire verso la superficie. Questa risalita dei fluidi magmatici crea una serie di condizioni che esercitano pressione sulle rocce più superficiali, causando deformazioni e cambiamenti nelle condizioni della crosta terrestre. Questa è la fase iniziale di una cosiddetta “crisi bradisismica”.

Cosa comporta la risalita dei fluidi?

Attualmente, gli esperti ritengono che questa risalita sia dovuta principalmente a fluidi piuttosto che a magma vero e proprio. Tuttavia, non è possibile escluderlo del tutto. Anche se, nel caso del magma, i segnali sulla superficie sarebbero stati molto più evidenti e potenti. Ciò che rende questa situazione complessa è la difficoltà nel determinare con precisione la composizione dei fluidi che stanno risalendo. Gli scienziati stanno lavorando instancabilmente per monitorare la situazione e raccogliere dati che possano fornire una comprensione più chiara di ciò che sta accadendo nelle profondità della Terra.

La grande domanda che tutti si pongono è: cosa può succedere ora? La risalita dei fluidi è un segnale di instabilità, ma non necessariamente di un’eruzione imminente. Tuttavia, l’incertezza che circonda la situazione richiede una vigilanza costante.

Scopri anche:– Come e quando potrebbe eruttare il Vesuvio

Le scosse più recenti

La preoccupazione nei Campi Flegrei continua a crescere: la terra continua a tremare nella Regione. Sebbene gli esperti cercano di tranquillizzare la popolazione, i recenti sviluppi indicano che la situazione potrebbe presto raggiungere un punto critico, simile a quanto accaduto 40 anni fa.

Il terremoto del 27 Settembre, con una magnitudo di 4.2, è stato registrato nella primissima mattinata, ma negli ultimi mesi i sismografi hanno rilevato un numero significativo di eventi sismici nell’area dei Campi Flegrei. Secondo il geologo Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), “stiamo assistendo a un aumento dell’attività sismica, chiaramente legata alla dinamica del vulcano in profondità a diversi chilometri sotto la superficie”.

“L’Ingv sta monitorando costantemente l’evoluzione della situazione”, continua Doglioni, “ma non siamo in grado di prevedere con certezza cosa potrebbe accadere. Tuttavia, ci avviciniamo a una situazione simile a quella vissuta 40 anni fa, e quindi dobbiamo prestare la massima attenzione”. Negli ultimi tempi, lo sciame sismico dei Campi Flegrei ha interessato principalmente l’area a ovest di Napoli e i comuni circostanti. Recentemente, a Pozzuoli, le scuole sono state evacuate a causa di sei scosse sismiche avvertite in tutto il golfo.

“Oggi, come nelle settimane passate, ci troviamo ancora all’interno del range di magnitudo registrato”, afferma il presidente dell’Ingv, “questo rappresenta una progressione normale, con un aumento nella frequenza degli eventi sismici e un leggero aumento nell’intensità. Come Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, stiamo monitorando anche le variazioni nei gas emessi e la velocità del sollevamento del terreno”.

La situazione attuale

Al momento, non esistono elementi che permettano di affermare con certezza che ci sarà un’eruzione vulcanica, ma è molto probabile un aumento dell’attività sismica, come indicato dalla tendenza statistica al crescere del numero di eventi. Pertanto, non c’è motivo di allarme al momento, ma l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia rimane vigile sulla situazione.

Durante il mese di agosto 2023, sono stati registrati 118 terremoti nell’area dei Campi Flegrei, con una magnitudo massima di 3.6±0.3. La stragrande maggioranza di questi eventi ha avuto una magnitudo inferiore a 1.0 o è stata troppo debole per essere determinata con precisione. Tuttavia, la frequenza di eventi con magnitudo compresa tra 1.0 e 1.9, 2.0 e 2.9, e ≥ 3.0 è aumentata. La maggior parte degli eventi è stata localizzata tra Pozzuoli, Agnano, l’area Solfatara-Pisciarelli, Bagnoli e il Golfo di Pozzuoli, con profondità concentrate nei primi 2 km e una profondità massima di circa 4 km.

Le reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo confermano che il sollevamento avviene principalmente nell’area di Pozzuoli, con una velocità massima di circa 15±3 mm/mese a partire da gennaio 2023. Complessivamente, il terreno si è sollevato di circa 113 cm dalla stazione GNSS di RITE da novembre 2005, di cui circa 80 cm dall’inizio del 2016.

I dati relativi alle temperature superficiali e ai parametri geochimici indicano un aumento lieve ma costante. Il flusso di CO2 dal suolo nell’area della Solfatara rimane elevato, raggiungendo circa 4000 tonnellate al giorno, valori paragonabili a quelli osservati nei plume di vulcani attivi con degassamento persistente.

Mentre quindi la situazione nei Campi Flegrei è motivo di preoccupazione, al momento non ci sono indicatori inequivocabili di un’imminente eruzione vulcanica. Tuttavia, l’attività sismica e i cambiamenti nel comportamento del vulcano continuano a essere monitorati attentamente dall’Ingv, che rimane in stato di allerta per garantire la sicurezza della popolazione locale.

L’allerta gialla

Le ore notturne del 21 settembre hanno portato con sé un risveglio brusco per la regione dei Campi Flegrei, situata tra la periferia occidentale di Napoli e la provincia circostante. Alle 00:54, il suolo ha tremato sotto i piedi dei residenti, mentre i sismografi dell’INGV registravano un evento sismico di notevole portata. Questo episodio, che ha avuto una profondità di 2.5 chilometri, si inserisce in un contesto di crescente agitazione nella zona, un vero e proprio sciame sismico. Tra le aree più colpite da questa scossa in particolare, si annoverano i quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta, nonché la zona di Agnano.

A quanto pare, il terremoto a Napoli è legato in tutto e per tutto al bradisismo dei Campi Flegrei. Essi rappresentano una vasta area vulcanica famosa per la sua particolare struttura geologica denominata “caldera”, suscitano da sempre un grande interesse tra gli scienziati e la popolazione anche per i pericoli riguardanti la possibile imminenza di un’eruzione.

Questa regione si trova in Campania e comprende l’area che va dal Monte di Procida a Posillipo, con una porzione sottomarina che si estende nel Golfo di Pozzuoli. Nel corso degli ultimi 15.000 anni, questa zona vulcanica ha registrato oltre 70 eruzioni, generando una serie di formazioni vulcaniche, crateri e laghi vulcanici. La più recente di queste eruzioni risale addirittura al lontano 1538 e ha dato origine al vulcano Monte Nuovo.

Terremoto Napoli e Campi Flegrei: l’allarme del vulcanologo

Tuttavia, ciò che desta particolare preoccupazione è l’allarme recentemente lanciato da Giuseppe Mastrolorenzo, rinomato vulcanologo e primo ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Lo studioso ha gettato luce sulla pericolosa situazione che si sta sviluppando nei Campi Flegrei, una regione nota per la sua attività vulcanica.

Da parte delle autorità si pone molto l’accento sul rischio sismico – spiega Mastrolorenzo – ma nei Campi flegrei la sismicità non è mai stata particolarmente violenta, mentre il problema vero riguarda il fatto che le scosse attuali possono essere già i precursori dell’eruzione, che potrebbe essere una supereruzione per energia decine di volte superiore a quella del 79 d. C. di Pompei“.

Il rischio, insomma, c’è ed “è grave che si dia per scontato che si riuscirà a prevedere l’eruzione addirittura con 72 ore di anticipo, una ipotesi molto ottimistica, quasi come se avessimo firmato un contratto con il vulcano. Invece viviamo su un sistema assai complesso, in cui la variazione anche di un solo parametro nel sottosuolo può innescare l’eruzione, magari un parametro che non riusciamo a misurare“.

Campi Flegrei: quali sono le probabilità di un’eruzione

Dal 2012, i Campi Flegrei hanno catturato la costante attenzione degli studiosi a causa dell’assegnazione dello stato di allerta gialla. Questo livello rappresenta una fase di cautela precedente ai livelli di allarme arancione e rosso, che indicano rispettivamente un preallarme e un allarme vero e proprio. È fondamentale notare che il livello di allerta non sempre coincide con un rischio immediato. Nonostante le diverse registrazioni di movimenti sismici e movimenti anomali nell’area, l’ipotesi di un’eruzione a lungo termine è stimata solo all’11%.

Per una migliore comprensione delle possibili conseguenze di un’eruzione, gli scienziati hanno classificato le eruzioni esplosive in varie categorie. Attualmente, vi è una probabilità stimata del 60% di una piccola eruzione esplosiva, mentre una media eruzione è probabile al 25% e una grande eruzione è prevista solo al 4%.

Tuttavia, è importante sottolineare che i sistemi di monitoraggio attuali non possono prevedere con precisione un’eruzione imminente, poiché le anomalie emergono solo all’ultimo momento.

Convivere con il rischio dell’eruzione: cosa dice la scienza

Malgrado queste incertezze, la popolazione residente nell’area dei Campi Flegrei conosce da tempo l’importanza di coesistere con il rischio potenziale di un’eruzione. In questa prospettiva, la sorveglianza attenta dei segnali precursori e una preparazione adeguata diventano elementi di cruciale importanza.

Recentemente, uno studio condotto dall’Osservatorio Vesuviano in collaborazione con l’University College London ha portato nuove informazioni sulla situazione dell’area. Secondo i risultati emersi, la regione si sta avvicinando a una fase critica, ma rimane incerto se e quando si possa verificare un evento significativo.

Inoltre, è importante sottolineare che anche se si verificasse una rottura nella regione, questo non garantisce necessariamente l’insorgenza di un’eruzione vulcanica. Christopher Kilburn, il principale autore dello studio, ha affermato: “La nostra ricerca conferma che i Campi Flegrei stanno avvicinandosi a una rottura. Tuttavia, ciò non implica automaticamente l’inevitabilità di un’eruzione“.

A quando risale l’ultima eruzione significativa ai Campi Flegrei?

L’ultima eruzione significativa nell’area dei Campi Flegrei, tuttavia, risale a circa cinque secoli fa. Era il 1538 e diede origine al cono di Monte Nuovo. Da allora, l’attività vulcanica della zona è stata caratterizzata da fenomeni di bradisismo, ovvero un tipo di attività fumarolica ed idrotermale localizzata nell’area della Solfatara.

L’area flegrea è sempre stata caratterizzata da:

  • numerose fumarole e acque termali, sfruttate fin dall’antichità per via delle loro proprietà;
  • manifestazioni gassose che si verificano nell’area della Solfatara;
  • acque termali nelle località di Agnano, Pozzuoli e Lucrino.

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