5 canzoni italiane così brutte da essere diventate un cult

Sono brutte...eppure cult! Ecco le cinque canzoni che continuiamo a cantare anche se le abbiamo detestate

Può una canzone diventare un cult nonostante sia orribile? Assolutamente sì, a patto che sia davvero brutta, con una base musicale quasi inascoltabile e un testo no sense. Nella storia della musica italiana ci sono tanti esempi di singoli che ancora oggi ci troviamo a canticchiare nonostante siano oggettivamente brutti. Eccone cinque che non dimenticherete facilmente.

Loredana Lecciso“Si Vive una volta sola”. L’amore per Al Bano Carrisi l’aveva avvicinata alla musica, così la showgirl pugliese nel 2011 decise che era venuto il momento del suo debutto. La canzone, una ballata dal ritmo latino e con un testo ridicolo, fu un enorme flop, ma ancora oggi è un must per gli amanti del trash.

Povia “Vorrei avere il becco”. Nel 2006 Povia riuscì addirittura a vincere il Festival di Sanremo con questa canzone, in cui si paragonava ai piccioni. A rendere la canzone un cult il verso dell’animale, che veniva riprodotto dal cantante nel bel mezzo dell’esecuzione del brano.

Gazosa“WWW mi piaci tu”. Un incipit geniale e una canzone che, nonostante siano passati anni, ancora oggi ci capita di canticchiare. Era il 2001 e con l’avvento di Internet i Gazosa cantavano questo brano, prima di scomparire nel nulla.

Valerio Scanu“Per tutte le volte che”. La splendida voce di Valerio Scanu, reduce da “Amici”, non è riuscita a risollevare le sorti di questa canzone, divenuta un vero e proprio cult sul web. La frase “in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti laghi” è diventata patrimonio dell’umanità, usata in chiave ironica più e più volte.

Anna Tatangelo“Muchacha”. Il brano doveva essere un tormentone estivo, capace di conquistare milioni di italiani, ma si rivelò solamente un tormento per chi non ne poteva più di ascoltarla. Anche il video, che doveva segnare la svolta sexy di Anna Tatangelo fu un flop.

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