Chroming, la pericolosa sfida virale su TikTok: c'entra il deodorante spray

Non è una droga illegale ma un prodotto comune: può provocare aritmie e danni irreversibili.

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Stefania Cicirello

Stefania Cicirello

Content Specialist

Content writer, video editor e fotografa, ha conseguito un Master in Digital & Social Media Marketing. Scrive articoli in ottica SEO e realizza contenuti per social media, con focus su Costume & Società, Moda e Bellezza.

Non è una droga illegale. Non si acquista di nascosto. È un prodotto da supermercato, scaffale igiene personale. Proprio qui sta il cortocircuito: il chroming, una delle challenge più pericolose circolate su TikTok e YouTube negli ultimi anni, ruota attorno all’inalazione di sostanze contenute in deodoranti spray e altri aerosol domestici. Un gesto che dura pochi secondi può causare arresto cardiaco immediato. Il fenomeno non è nuovo, ma la sua viralità online lo ha riportato al centro del dibattito sanitario e politico internazionale nel 2026.

Cos’è il chroming e perché è così rischioso

Il termine chroming – noto anche come huffing – indica l’inalazione volontaria di sostanze chimiche volatili per ottenere un effetto euforizzante o uno stato di stordimento temporaneo. Si tratta di prodotti comuni: deodoranti spray, aria compressa, solventi, smalti, diluenti per vernici, benzina.

Molti aerosol contengono butano o propano, gas propellenti altamente infiammabili e pericolosi se inalati in modo concentrato. Dal punto di vista medico, il rischio principale è la cosiddetta “sudden sniffing death”: un’aritmia fatale che può verificarsi anche al primo utilizzo. E bastano pochi respiri.

Gli effetti immediati includono vertigini, perdita di coscienza, convulsioni e asfissia. A medio termine si registrano danni cerebrali permanenti, compromissione del fegato e del sistema nervoso centrale. È una pratica potenzialmente letale.

La pericolosità è amplificata dall’accessibilità. Non c’è spaccio, non c’è scambio di denaro, non c’è sostanza illegale. C’è un oggetto domestico che diventa strumento di rischio.

I numeri che preoccupano

Nel 2024 il fenomeno è stato oggetto di analisi alla conferenza nazionale della American Academy of Pediatrics. Uno studio presentato in quell’occasione ha esaminato 109 video legati al chroming pubblicati su TikTok: oltre 25 milioni di visualizzazioni complessive.

Si tratta di video che mostrano, banalizzano o addirittura incentivano l’inalazione di sostanze tossiche. La dinamica è sempre la stessa: gesto rapido, reazione euforica, commenti ironici, condivisioni.

I dati ufficiali sulle morti legate all’inalazione di sostanze volatili offrono un quadro concreto. Tra il 2001 e il 2020, in Inghilterra e Galles sono stati registrati 716 decessi collegati a queste pratiche, con una media di 36 casi all’anno. In quasi il 60% delle situazioni erano coinvolti carburanti; butano e propano compaiono in centinaia di certificati di morte.

Il ruolo dei social e la dinamica virale

Le challenge funzionano perché trasformano il rischio in spettacolo. Il meccanismo è competitivo: chi resiste di più, chi reagisce in modo più “divertente”, chi ottiene più like. L’algoritmo premia l’interazione, non valuta il contenuto clinico.

Molti video vengono rimossi, ma spesso dopo aver già accumulato centinaia di migliaia di visualizzazioni. Il problema non è solo la presenza dei contenuti, ma la loro capacità di normalizzare un comportamento. Quando un gesto pericoloso diventa trend, perde la percezione di pericolo. Il fatto che si utilizzino prodotti legali complica la prevenzione. Non esiste un divieto di vendita. Non esiste una soglia di età per acquistare un deodorante spray.

I Paesi che stanno intervenendo

Il dibattito si è spostato anche sul piano normativo. In Francia è stata approvata una legge che impone il consenso dei genitori per l’iscrizione ai social sotto i 15 anni. In Australia il governo ha avviato un percorso per vietare l’accesso ai social agli under 16, includendo piattaforme come YouTube. Nel Regno Unito e in Spagna si discute di rafforzare le restrizioni per i minori di 16 anni.

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