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El Niño fa paura: l'ONU avverte, milioni di persone potrebbero restare senza cibo

Siccità, alluvioni e temperature anomale: El Niño minaccia i raccolti e potrebbe lasciare milioni di persone senza cibo.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

El Niño torna a preoccupare il mondo e questa volta l’allarme non riguarda soltanto il caldo estremo e le temperature difficili da sopportare alle quali purtroppo ci stiamo abituando. Secondo le Nazioni Unite, gli effetti del fenomeno climatico potrebbero investire direttamente la disponibilità di cibo, esponendo milioni di persone a una crisi gravissima. Una minaccia che rischia di colpire soprattutto le popolazioni già vulnerabili e di prolungarsi ben oltre i prossimi mesi.

L’allarme dell’ONU: 49 milioni di persone in più a rischio fame per colpa del Niño

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Le temperature elevate che stiamo vivendo rappresentano soltanto la parte più visibile del problema. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, a partire da settembre ben 49 milioni di persone in più potrebbero trovarsi ad affrontare una grave crisi alimentare provocata dagli effetti di El Niño.

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La cifra appare ancora più inquietante se confrontata con quanto accaduto in passato. Il World Food Program dell’ONU stima infatti che, già durante la stagione 2015-2016, il fenomeno abbia avuto conseguenze sulla sicurezza alimentare di una popolazione compresa tra 60 e 100 milioni di persone.

Per il nuovo episodio, il picco è previsto tra settembre e dicembre 2026. Le conseguenze, però, potrebbero non esaurirsi con la fine dell’anno: l’impatto sui raccolti futuri rischia di farsi sentire per tutto il 2027, trasformando una crisi climatica in un’emergenza alimentare di lunga durata.

Siccità e alluvioni possono mettere in ginocchio i raccolti: cosa dobbiamo aspettarci

I rischi maggiori riguardano 45 Paesi già considerati vulnerabili e interessati da condizioni di insicurezza alimentare. Qui El Niño può alterare le precipitazioni e le temperature, provocando siccità in alcune aree e inondazioni in altre. Due estremi opposti, ma ugualmente pericolosi per campi, allevamenti e comunità che dipendono direttamente dai raccolti.

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Il World Food Program segnala che alcuni Paesi stanno già registrando precipitazioni inferiori alla media, temperature insolitamente elevate e alluvioni. Per altri, invece, il peggioramento potrebbe arrivare durante le prossime stagioni di semina e raccolta.

Quando la pioggia manca, le coltivazioni producono meno; quando arriva in modo violento, può distruggere terreni, infrastrutture e riserve. Nei luoghi dove l’accesso al cibo è già precario, anche una sola stagione agricola negativa può far salire i prezzi, ridurre le scorte e spingere nuove famiglie verso la fame.

Prevenire la crisi costa meno che affrontarne le conseguenze

Per l’ONU è necessario intervenire prima che l’emergenza raggiunga il suo punto più grave. Carl Skau, indicato dalla fonte come direttore esecutivo ad interim del World Food Program, ha definito El Niño una minaccia enorme per la sicurezza alimentare di milioni di persone già vulnerabili.

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La prevenzione può significare sostenere gli agricoltori, proteggere i raccolti e preparare con anticipo gli interventi umanitari. Non è soltanto una questione di vite umane, ma anche di risorse: secondo le stime dell’ONU, ogni dollaro investito preventivamente potrebbe evitare dai tre ai sette dollari di perdite e spese future.

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