Fonte: ANSA

Gino Paoli: "Quando arriverà..." quel pensiero sulla morte che fa riflettere

La morte di Gino Paoli riporta alla luce una sua frase potente: “Quando arriverà…”. Una visione disincantata che fa pensare.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Ieri, 24 marzo, è arrivata la notizia della scomparsa di Gino Paoli all’età di 91 anni. Si tratta di un evento che riporta al centro della discussione non solo la sua musica, ma anche il suo modo di guardare alla vita (e alla morte). Nel corso degli anni, il cantautore genovese ha infatti espresso riflessioni profonde e spesso piuttosto controcorrente su temi universali. Tra questi, il pensiero sulla morte emerge come uno dei più intensi e discussi, in grado ancora oggi di far riflettere. Ma cosa pensava davvero dell’ultimo congedo dal mondo dei vivi?

“Quando arriverà…”: la visione disincantata di Gino Paoli sulla morte

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Nel corso di diverse interviste rilasciate nel corso degli anni, Gino Paoli aveva parlato della morte più volte e con una lucidità rara. Celebre la sua frase: “Quando arriverà non mi dispiacerà”, un’affermazione che racchiude una visione disincantata e quasi serena della fine.

Non si è mai trattato di una provocazione da parte sua, quanto piuttosto di un atteggiamento maturato nel tempo, legato anche a una certa delusione nei confronti del mondo contemporaneo. Per Gino Paoli, infatti la morte non era un tabù, ma una tappa naturale dell’esistenza, da accettare senza paura.

Il controllo impossibile sulla vita (e sulla fine): il pensiero del cantautore

Alla base del suo pensiero c’è una riflessione decisamente più ampia sulla condizione umana.

Gino Paoli sosteneva che le cose fondamentali della vita – nascere, amare, morire – non sono e non possono essere davvero sotto il nostro controllo.

Anche il tentativo estremo di decidere il proprio destino, come il suicidio che lui stesso sfiorò negli anni ’60, non garantisce una vera libertà. Si tratta, a dirla tutta, di una visione quasi fatalista, all’interno della quale l’essere umano resta spettatore di forze più grandi, del tutto incapace di determinare davvero il proprio percorso.

All’epoca rivelò: “Ogni suicidio è diverso, e privato. È l’unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l’amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dov’è tuttora incapsulato. Ero a casa da solo. Anna, allora mia moglie, era partita; ma aveva lasciato le chiavi a un amico, che poco dopo entrò a vedere come stavo”.

Tra filosofia e dolore: il lato più umano del pensiero di Gino Paoli sulla morte

Eppure, dietro questo stato di apparente serenità, emerge anche un lato profondamente umano e fragile.

Quando la morte ha toccato la vita personale dello stesso Gino Paoli, come nel caso della perdita del figlio, il suo tono ci ha mostrato tutta la sua umanità. All’epoca, il cantautore parlò di un dolore insuperabile, di un’ingiustizia difficile da accettare.

Ed è proprio in questo contrasto che possiamo riuscire a cogliere la complessità del suo pensiero: da un lato c’è l’accettazione della propria fine, dall’altro la difficoltà di elaborare quella degli altri. Un equilibrio sottile tra filosofia e sentimento, che rende le sue parole ancora più potenti.

Ma, più che altro, ci dimostra il fatto che magari è anche facile accettare che la nostra esistenza non vada nel modo in cui desideriamo; il problema arriva quando qualcosa di brutto – di terribile – accade alle persone che vogliamo bene. E se su Gino Paoli se ne sono dette tante, proprio questo contrasto riesce a mostrarci quanto in realtà fosse profondamente e incredibilmente altruista.

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