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Grigliata di nutrie per Pasquetta: la ricetta data in tv diventa virale

il piatto più discusso di Pasquetta apre un confronto su abitudini e territorio.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

A Gerre de’ Caprioli, piccolo comune in provincia di Cremona, la Pasquetta 2026 ha preso una piega inaspettata. Nel menù proposto ai cittadini non compaiono solo i classici della tradizione primaverile, ma un piatto che ha rapidamente acceso il dibattito: nutria alla griglia o in umido. Una scelta che, nel giro di poche ore, è passata dalle tavole locali ai social e ai programmi televisivi, trasformandosi in un caso nazionale.

Da dove è nato il piatto insolito per Pasquetta

L’iniziativa nasce da una proposta precisa del sindaco Michel Marchi, che ha indicato il consumo di nutria come possibile risposta a un problema concreto: la proliferazione incontrollata di questa specie sul territorio. Le nutrie, roditori originari del Sud America, si sono diffuse in molte aree della Pianura Padana, causando danni all’agricoltura e agli argini dei corsi d’acqua. Il tema non è nuovo, ma raramente viene affrontato in modo così diretto e, soprattutto, così visibile.

L’idea di portarle in tavola ha immediatamente attirato l’attenzione. Non tanto per la novità (anche perché in alcune zone il consumo di nutria esiste già), quanto per il contesto: una festa popolare come la Pasquetta, tradizionalmente legata a grigliate e convivialità all’aperto.

La ricetta della nutria condivisa in tv

A rendere il tutto ancora più virale è stato il passaggio televisivo. Durante una trasmissione mattutina, una cuoca della cosiddetta “Confraternita della Nutria” ha illustrato in modo dettagliato la preparazione del piatto. Il procedimento, ha spiegato, è tutt’altro che complesso: la carne viene lasciata marinare per una notte con limone, aglio ed erbe aromatiche, un passaggio fondamentale per ammorbidirla e insaporirla. Il giorno successivo si procede con una cottura simile a quella del coniglio, quindi arrosto o alla griglia.

Il dettaglio che ha incuriosito di più riguarda la sfumatura. Al posto del classico vino bianco, si utilizza la birra, scelta che modifica il profilo aromatico finale del piatto.

I valori nutrizionali della carne di nutria

Il sindaco Marchi ha accompagnato la proposta con una serie di dati nutrizionali. La carne di nutria, ha sottolineato, è particolarmente magra: circa l’1% di grassi, un valore significativamente inferiore rispetto a molte carni comunemente consumate. Non solo. Viene descritta come tenera, delicata e versatile, caratteristiche che la renderebbero adatta a diverse preparazioni, dalla griglia agli stufati.

Questi elementi hanno alimentato il dibattito. Da una parte c’è chi vede nell’iniziativa un esempio di pragmatismo: trasformare un problema ambientale in una risorsa alimentare. Dall’altra, non mancano le perplessità, legate soprattutto a fattori culturali. Nel nostro Paese il consumo di alcuni animali è fortemente influenzato dall’abitudine e dalla percezione sociale, più che da reali differenze nutrizionali o gastronomiche.

La nutria, pur essendo tecnicamente una carne come altre, viene percepita in modo diverso rispetto a specie più “accettate” come ad esempio il coniglio, l’agnello o il maiale. Eppure, dal punto di vista nutrizionale e culinario, le somiglianze non mancano affatto: stessa logica di preparazione, stessi accorgimenti in fase di marinatura, stessa attenzione alla cottura. Resta da capire se l’esperimento resterà isolato o se potrà avere un seguito.

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