Mancano dieci anni al 2036 e, secondo molti esperti, potrebbe essere un anno estremamente delicato nel nostro futuro. Non per qualche tipo di profezia, quanto piuttosto per il tipo di scenario che – seguendo le traiettorie già in corso nel mondo di oggi – rischia di formarsi al nostro orizzonte. Ci aspetta davvero un futuro carico di incognite, in cui tecnologia e instabilità geopolitica rischiano di intrecciarsi?
- Le previsioni degli esperti sul mondo del 2036: cosa succederà?
- Futuro: Taiwan, Russia e il ritorno della paura nucleare
- Intelligenza artificiale, clima e democrazia sotto pressione
Le previsioni degli esperti sul mondo del 2036: cosa succederà?
Andiamo con ordine e partiamo dal principio, ovvero da un sondaggio internazionale condotto dallo Scowcroft Center for Strategy and Security dell’Atlantic Council. L’indagine ha coinvolto 450 esperti di geopolitica e analisti provenienti da oltre settanta Paesi, chiamati a immaginare come potrebbe cambiare il mondo nel prossimo decennio.
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Il quadro emerso è tutt’altro che rassicurante. Secondo la maggioranza degli intervistati, il mondo nel 2036 sarà più instabile rispetto a oggi: il 63% ritiene che la situazione globale peggiorerà. A pesare sono soprattutto l’aumento dei conflitti, la crisi delle istituzioni internazionali, il confronto tra le grandi potenze, la diffusione delle armi nucleari e il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Al centro dello scenario resta la competizione tra Stati Uniti e Cina. Gli esperti immaginano un mondo sempre meno dominato da un’unica superpotenza e sempre più diviso tra sfere di influenza. La Cina, secondo molti analisti, potrebbe superare gli Stati Uniti sul piano economico, mentre Washington manterrebbe il primato militare. Una rivalità che renderà particolarmente delicata la questione di Taiwan.
Futuro: Taiwan, Russia e il ritorno della paura nucleare
Uno dei punti più inquietanti riguarda l’ipotesi di un’azione militare cinese contro Taiwan. Circa il 70% degli esperti ritiene possibile che Pechino tenti di prendere l’isola con la forza entro il 2036. Per il 40% degli intervistati, proprio questo scenario potrebbe rappresentare l’innesco più probabile di un nuovo conflitto mondiale, anche per la possibile reazione degli Stati Uniti.
Non meno preoccupante è il capitolo russo. Secondo una parte degli analisti, la Russia potrebbe uscire indebolita dal prossimo decennio, anche a causa di una guerra in Ucraina destinata a restare congelata. Un Paese più fragile, però, non sarebbe necessariamente meno pericoloso: al contrario, potrebbe diventare più imprevedibile.
Il timore nucleare torna così al centro del dibattito. Solo una minoranza degli esperti considera probabile l’uso effettivo di un’arma atomica, ma tra coloro che lo temono molti guardano proprio alla Russia come possibile origine del rischio. Inoltre, l’85% degli intervistati prevede la nascita di nuovi Stati nucleari, con ipotesi che riguardano Iran, Arabia Saudita, Corea del Sud, Giappone e anche alcuni Paesi europei.
Intelligenza artificiale, clima e democrazia sotto pressione
Accanto alle guerre tradizionali, il 2036 fa paura anche per il ruolo dell’intelligenza artificiale. Il 58% degli esperti ritiene che entro quella data possa essere raggiunta l’intelligenza artificiale generale, cioè una tecnologia capace di apprendere, comprendere ed eseguire compiti a un livello paragonabile a quello umano.
Per molti analisti l’impatto dell’IA potrebbe essere positivo, ma le incognite restano enormi. Le conseguenze sul lavoro, sull’economia, sulla sicurezza e sulla capacità degli Stati di controllare strumenti sempre più potenti rendono questo passaggio uno dei più delicati del prossimo decennio.
Nel frattempo, anche la democrazia rischia di indebolirsi. Il 44% degli intervistati prevede una fase di “depressione democratica”, mentre organizzazioni internazionali come ONU, FMI e Banca Mondiale potrebbero perdere influenza. Sullo sfondo resta il cambiamento climatico: più dell’80% degli esperti immagina un mondo più caldo di 2 gradi rispetto all’epoca preindustriale e il 64% teme guerre per l’acqua.