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'Heidi', il cartone animato finisce sotto accusa sui social

Su Twitter la serie animata (arrivata in Italia nel 1978) è stata accusata di usare un linguaggio discriminatorio nei confronti dei disabili.

27 Luglio 2020
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Scoppia sui social una polemica riguardante il cartone animato Heidi, accusato di essere abilista. L’abilismo è un termine con cui si intende la discriminazione di persone diversamente abili e tutto è partito da un tweet di blinkhbdl che ha pubblicato un video di una scena della serie animata. Nel filmato Cip, un uccellino, si posa sul cane Nebbia. Nel raccoglierlo, Heidi esclama: “Oh Cip, tu sei un uccellino ritardato”. Il video ha suscitato molte reazioni sui social, tra chi è insorto indignato e chi invece ha invitato gli utenti a contestualizzare.

Heidi è infatti una serie animata basata su un romanzo scritto nel 1880, realizzata dallo studio d’animazione giapponese Zuiyo Eizo nel 1974. In Italia per la prima volta fu trasmessa su Rai1 nel 1978: parliamo dunque di 42 anni fa e, pur non volendo giustificare il contenuto e il linguaggio del cartone animato, c’è chi ha fatto notare che molto è cambiato nel mondo e nel modo di esprimersi in quasi mezzo secolo.

C’è chi ha accusato direttamente il doppiaggio italiano, sostenendo che la versione giapponese fosse in realtà molto diversa e che spesso nel tradurre i dialoghi dalla lingua nipponica è andato perduto il senso stesso del linguaggio dei protagonisti. Sull’onda della polemica, c’è anche chi si è focalizzato sul personaggio di Klara, costretta su una sedie a rotelle, perché affetta da poliomielite. Anche in questo caso, però, c’è chi ha fatto notare agli utenti di Twitter che già la presenza di un personaggio disabile – e i continui tentativi di Heidi di sostenerla e invitarla a provare a camminare – rappresentavano per l’epoca un segnale in realtà assolutamente positivo e tutt’altro che ‘abilista’.

Di fatto, Heidi – negli anni della sua messa in onda, e anche successivamente – fu un grandissimo successo e ricevette molto affetto da parte del pubblico italiano, a dispetto del linguaggio che al giorno d’oggi potrebbe apparire fuori luogo.

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