La polvere lunare potrebbe nascondere qualcosa di molto più avanzato di semplici rocce e detriti spaziali. Un gruppo di scienziati ha infatti avanzato un’ipotesi affascinante: tra i minuscoli granelli del suolo lunare potrebbero essere rimasti intrappolati frammenti di tecnologia proveniente da civiltà extraterrestri. Una possibilità che sembra fantascienza, ma che ora gli studiosi vogliono provare a verificare con strumenti scientifici.
- C’è tecnologia aliena nella polvere lunare? Cosa propone davvero un nuovo studio
- Perché la Luna potrebbe essere un gigantesco archivio della Via Lattea
- Come faranno a riconoscere un possibile frammento costruito da una civiltà aliena
C’è tecnologia aliena nella polvere lunare? Cosa propone davvero un nuovo studio
Prima di immaginare circuiti extraterrestri nascosti sotto un cratere, è necessaria una precisazione: nessun frammento di tecnologia aliena è stato finora scoperto sulla Luna. Lo studio guidato da Lewis J. Pinault, affiliato al SETI Institute, propone in realtà un metodo per capire se minuscoli residui artificiali provenienti da altri sistemi stellari possano essere arrivati fino al nostro satellite e siano ancora riconoscibili. Il lavoro è stato diffuso come preprint ed è sottoposto a revisione scientifica.
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L’idea nasce da un ragionamento semplice: qualsiasi civiltà tecnologicamente avanzata produrrebbe inevitabilmente detriti. Sonde, veicoli, strutture spaziali o altri manufatti potrebbero deteriorarsi e frammentarsi fino a diventare particelle microscopiche.
Gli studiosi hanno modellizzato il viaggio di questi ipotetici residui, chiamati anche particelle di Arkhipov. Granelli refrattari con un raggio di circa 0,3 micrometri potrebbero, in determinate condizioni, sopravvivere nel mezzo interstellare per centinaia di milioni di anni e percorrere migliaia di anni luce.
Perché la Luna potrebbe essere un gigantesco archivio della Via Lattea
Ma perché cercare proprio sulla Luna? La risposta riguarda soprattutto il tempo. La superficie terrestre viene continuamente trasformata da acqua, vento, erosione, vulcani e tettonica. Un minuscolo granello arrivato sulla Terra centinaia di milioni di anni fa avrebbe quindi poche possibilità di conservarsi intatto.
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La Luna è completamente diversa. Priva di oceani, piogge e di una geologia attiva come quella terrestre, raccoglie materiale proveniente dallo spazio da circa quattro miliardi di anni. La sua regolite potrebbe quindi funzionare come una sorta di archivio cosmico, contenente tracce del Sistema solare e particelle provenienti dallo spazio interstellare.
La vera difficoltà starebbe nel riuscire a distinguere un eventuale frammento artificiale da una normale particella naturale. Il terreno lunare contiene già meteoriti, minerali insoliti e residui delle missioni umane. Una semplice forma strana, quindi, non basterebbe.
Come faranno a riconoscere un possibile frammento costruito da una civiltà aliena
La strategia proposta prevede di analizzare enormi quantità di regolite utilizzando microscopia automatizzata e sistemi di intelligenza artificiale, selezionando soltanto le particelle più anomale. Gli scienziati cercherebbero combinazioni difficili da produrre naturalmente: composizioni chimiche insolite, rapporti isotopici anomali, geometrie regolari, strutture stratificate o microcavità compatibili con un processo di fabbricazione.
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Secondo i calcoli del gruppo, analizzare accuratamente circa un metro cubo di regolite lunare potrebbe già permettere di mettere alcuni limiti statistici agli scenari più estremi sulla diffusione di civiltà tecnologiche nella Via Lattea. Anche non trovare nulla avrebbe quindi valore scientifico.