Non si parla di oro, ma di qualcosa che potrebbe valere altrettanto, o forse di più. Un gruppo di ricercatori del Centro Harvard-Smithsonian per l’Astrofisica ha pubblicato uno studio che rilancia la possibilità che, sotto la superficie grigia e polverosa della Luna, si nascondano grandi quantità di metalli preziosi. Parliamo soprattutto di platinoidi — una famiglia di elementi che comprende platino, palladio, iridio e rodio, fondamentali per numerose applicazioni tecnologiche: dalle celle a combustibile ai catalizzatori delle automobili, fino ai componenti dell’elettronica più avanzata.
L’ipotesi nasce da un fatto noto: la Luna, nel corso della sua storia, è stata bombardata da innumerevoli asteroidi, alcuni dei quali ricchi di metalli rari. A differenza della Terra, dove erosione, piogge, vulcani e movimenti tettonici cancellano le tracce degli impatti, sul nostro satellite tutto rimane immutato. In pratica, ogni cratere diventa una capsula del tempo che conserva le impronte di ciò che è accaduto miliardi di anni fa.
- Nessuna erosione, nessuna dispersione
- La sfida tecnologica dell’estrazione lunare
- L’economia dello spazio e il futuro dell’estrazione
Nessuna erosione, nessuna dispersione
Sulla Luna non esiste atmosfera né acqua liquida, e la sua attività geologica si è spenta da tempo. Questo significa che il suolo lunare — la cosiddetta regolite — è una sorta di deposito incontaminato dove ogni impatto cosmico ha lasciato materiale utile allo studio dell’universo primordiale. Quando un asteroide ricco di metalli colpisce la superficie, i frammenti e i minerali restano lì, intrappolati per sempre.
Secondo lo studio, nei crateri più antichi e profondi si sarebbero accumulati milioni di chili di metalli preziosi, concentrati in quantità molto maggiori rispetto al sottosuolo terrestre. Gli autori stimano, in via del tutto teorica, che il valore economico di queste risorse potrebbe superare i mille miliardi di dollari. Un numero che impressiona, ma che va preso con la dovuta cautela: nessuno ha ancora scavato per verificarlo.
La sfida tecnologica dell’estrazione lunare
Anche se davvero la Luna nascondesse un simile tesoro, estrarlo sarebbe un’impresa colossale. Le condizioni ambientali sono estreme: assenza di atmosfera, escursioni termiche di centinaia di gradi, gravità pari a un sesto di quella terrestre e totale mancanza d’acqua. Tutti elementi che rendono impossibile utilizzare le normali tecniche di estrazione mineraria.
Per rendere possibile un simile progetto servirebbe reinventare completamente il concetto di miniera. Gli scienziati immaginano macchinari completamente automatizzati, capaci di scavare, separare e trattare i materiali in condizioni di vuoto e microgravità.
Un obiettivo che richiede nuove tecnologie, energia efficiente — forse proveniente dal Sole — e materiali ultraleggeri per il trasporto.
Un vantaggio però esiste: la Luna è relativamente vicina alla Terra, a soli 384.000 chilometri di distanza. Questo permette comunicazioni quasi in tempo reale, con un ritardo di appena 1,3 secondi. In pratica, gli eventuali macchinari lunari potrebbero essere controllati a distanza, senza bisogno di una intelligenza artificiale completamente autonoma. Gli operatori terrestri potrebbero guidarli da centri di controllo sulla Terra, come già avviene per i rover su Marte, ma con tempi di risposta molto più rapidi.
L’economia dello spazio e il futuro dell’estrazione
Oltre all’aspetto scientifico, la prospettiva apre nuovi scenari economici e geopolitici. Se davvero si scoprisse che la Luna contiene grandi riserve di metalli preziosi, il valore strategico del satellite aumenterebbe in modo enorme. Le agenzie spaziali — e sempre più anche le aziende private — stanno già pianificando missioni esplorative mirate alla raccolta di dati e campioni.
Colossi come NASA, ESA, SpaceX e Blue Origin hanno espresso interesse nel mining spaziale, un settore che, secondo alcune proiezioni, potrebbe valere centinaia di miliardi di dollari nei prossimi decenni. L’obiettivo non è solo portare materiali sulla Terra, ma anche utilizzarli direttamente nello spazio: per costruire basi lunari, stampare in 3D componenti metallici o produrre energia.