Nibali, la verità sulla caduta a Rio: "Non è stato un mio errore"

Il ciclista siciliano è tornato a parlare dell'incidente che gli è costato la medaglia alle Olimpiadi

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Vincenzo Nibali, dopo l’operazione alla clavicola per la doppia frattura rimediata nella prova in linea di ciclismo alle Olimpiadi di Rio, è tornato a parlare di quanto accaduto in Brasile e in particolare di quella maledetta caduta in discesa che gli è costata una storica medaglia.

“Mi stavo giocando tutto. Stavo veramente bene, ho provato a vincere. Stavo allungando. Non volevo il secondo o il terzo posto, no, io ero lì per l’oro. E volevo arrivare al traguardo da solo. Non in volata, non era quella la mia idea di corsa”, ha spiegato alla Gazzetta dello Sport.

“Sono entrato in curva, ho fatto una belle traiettoria. Conoscevo bene la discesa, al giro prima proprio lì ero rientrato su Aru. Mi è partita leggermente la ruota anteriore, un po’ in derapata, come nella MotoGp. Ho tenuto su la bici, però quando la tiri su ti allarghi di traiettoria e così con la bici in piedi sono finito nella canalina di raccolta dell’acqua a bordo strada. E con il pedale destro ho toccato il muretto e mi sono catapultato in avanti. La canalina di scolo era scivolosa, ma questa curva l’avevamo provata tante volte in allenamento”.

“Recriminare? No. Non è stato un errore mio, la pressione delle ruote era perfetta, io non vado alto, le avevo gonfiate a 8 atmosfere, non è stato un fatto tecnico. E’ la casualità. Era una curva infida, una curva lunga a sinistra in sequenza, divisa in due parti, e poi chiudeva”.

“Ero sconsolato. Ho sentito subito che c’era qualcosa che non andava sulla spalla, mi sono buttato un po’ d’acqua in testa. Vedere l’Olimpiade andarsene così… Era un giorno perfetto, come quello del Mondiale di Firenze, le nostre Nazionali più belle. Tutti in condizione e con un ruolo ben preciso. Tutto stava girando in modo perfetto. Purtroppo in un secondo il sogno è svanito. E’ così lo sport, è il ciclismo”.

“Si correva per la vittoria e per una medaglia per l’Italia. Mi restano l’orgoglio di aver fatto una bella corsa e un gruppo in Nazionale unito come non mai. Questo gruppo l’avevamo costruito da mesi. Il percorso l’avevamo studiato senza lasciare nulla al caso. E poi… Perdi tutto in un secondo“.

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