I fantasmi esistono? Il paranormale esce dai confini del mistero ed entra nei laboratori di psicologia. Se in Inghilterra circa un terzo della popolazione è convinto dell’esistenza dei fantasmi, la scienza ha deciso di indagare non tanto sulla veridicità delle apparizioni, quanto sui meccanismi biologici e ambientali che le rendono così reali. La professoressa Melissa Maffeo, docente di psicologia presso la Wake Forest University in North Carolina, ha recentemente analizzato come il cervello umano possa essere letteralmente ingannato fino a “creare un’esperienza del soprannaturale”.
Secondo l’esperta, non esiste alcuna manifestazione dell’aldilà, bensì una “tempesta perfetta” di fattori ordinari che convergono, portando l’individuo a interpretare in modo distorto gli stimoli del mondo circostante. Questa suscettibilità è guidata principalmente da tre variabili chiave: stimoli ambientali invisibili, cortocircuiti neurologici e specifici tratti della personalità.
Campi elettromagnetici e infrasuoni
Il primo fattore è legato agli stimoli ambientali. Chiunque abbia seguito i celebri programmi televisivi dedicati alla caccia ai fantasmi sa che i rilevatori di campi elettromagnetici sono gli strumenti più utilizzati. In storici siti considerati “infestati”, come i sotterranei di Edimburgo o il palazzo di Hampton Court, sono state effettivamente registrate fluttuazioni naturali di questi campi.
La professoressa Maffeo suggerisce che alcune persone siano biologicamente più sensibili a tali mutamenti energetici invisibili, attribuendoli erroneamente a presenze ultraterrene. Tuttavia, i tentativi di ricreare artificialmente una “stanza infestata” in laboratorio modificando le frequenze EMF hanno dimostrato che i sintomi riportati dai partecipanti non corrispondevano in modo lineare all’intensità del campo elettromagnetico impresso dai ricercatori.
A complicare il quadro ambientale subentrano anche gli infrasuoni, ovvero vibrazioni sonore a bassissima frequenza prodotte spesso da tubature vecchie o sistemi di ventilazione fatiscenti, tipici degli edifici storici. Sebbene l’orecchio umano non possa udirli consciamente, l’esposizione a queste frequenze è in grado di alterare l’umore e innalzare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress), generando un senso improvviso di forte agitazione. Se l’individuo si trova in un luogo precedentemente descritto come “infestato”, tenderà automaticamente ad associare quel malessere fisico a una minaccia spettrale.
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Il limbo della paralisi del sonno
Il secondo pilastro dell’illusione è di natura strettamente biologica e riguarda i cosiddetti mix-up neurologici. Nel profondo del nostro cervello, la giunzione temporoparietale svolge un ruolo cruciale nel garantire il senso di radicamento corporeo, ossia la percezione che la nostra coscienza risieda stabilmente all’interno del nostro corpo fisico. Durante il sonno, e in particolare nella fase REM (la fase dei sogni più vividi), questo sistema si interfaccia con un blocco motorio spontaneo: il cervello paralizza i muscoli scheletrici per impedirci di agire fisicamente e proteggerci dai pericoli del sogno.
Il cortocircuito si verifica quando un individuo si sveglia bruscamente proprio nel bel mezzo della fase REM. In quel momento si manifesta la paralisi del sonno: il soggetto è cosciente, ma totalmente incapace di muoversi, mentre il cervello continua a proiettare i residui visivi e sonori del sogno sotto forma di allucinazioni. La totale assenza di feedback sensoriali dal corpo genera un’immediata reazione di terrore; la mente, cercando disperatamente un significato in quella spaventosa ambiguità, proietta le immagini oniriche nella stanza, trasformando l’esperienza in un’autentica e terrificante apparizione demoniaca o spettrale.
Il fattore della schizotipia
L’ultimo elemento cruciale risiede nella psicologia individuale. La ricerca scientifica evidenzia come determinati tratti della personalità rendano le persone statisticamente più inclini a credere nel paranormale. Un ruolo di primo piano è giocato dalla schizotipia, un costrutto psicologico caratterizzato da una spiccata tendenza al pensiero magico, a percezioni distorte e a una spiccata sensibilità verso presenze invisibili. Chi presenta alti livelli di schizotipia sperimenta più frequentemente episodi di disincarnazione o sfasamento percettivo.