Fonte: ANSA

“Qui la benzina meno cara d’Italia”, questa è la regione dove i rincari della guerra non si sentono, fare il pieno costa molto meno

Sconti regionali, taglio delle accise e strategie mirate: così il “modello FVG” punta a fermare il turismo del pieno

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Fare il pieno di benzina, dove costa meno? E’ un’impresa non facile in queste settimane ma in Friuli Venezia Giulia, si può trovare il prezzo della benzina più basso d’Italia. Per anni, infatti, le regioni di confine hanno sofferto il fenomeno del cosiddetto “turismo del pieno”, con automobilisti italiani pronti a varcare il confine per risparmiare sul carburante. Oggi, invece, lo scenario sembra ribaltato: fare rifornimento sul territorio italiano, almeno in questa regione, è tornato a essere più conveniente.

Il ruolo delle politiche regionali e nazionali

Alla base di questo risultato c’è una combinazione di interventi mirati. Da un lato, la Regione ha rafforzato il proprio sistema di sconti carburante, aggiornando una normativa già esistente e rendendola più efficace. Dall’altro, è intervenuto il Governo nazionale con il taglio delle accise di 25 centesimi annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’obiettivo non è solo ridurre i costi per i consumatori, ma anche rendere il territorio competitivo rispetto ai Paesi confinanti.

Stop al turismo del pieno

Uno degli effetti più rilevanti di queste misure riguarda proprio il contrasto al fenomeno del “turismo del pieno”. Per lungo tempo, molti residenti del Friuli Venezia Giulia hanno scelto di fare rifornimento oltreconfine, in particolare in Slovenia, dove i prezzi risultavano più convenienti. Oggi, però, la situazione sta cambiando. In questo contesto, il sistema italiano torna a essere competitivo, contribuendo a trattenere risorse economiche all’interno del Paese.

 Il modello friulano

Il cosiddetto modello FVG si distingue per una serie di interventi strutturali costruiti nel tempo. La Regione ha investito risorse significative, arrivando a destinare quasi 65 milioni di euro all’anno per sostenere famiglie e imprese.

Tra le misure più rilevanti c’è stato il superamento di un contenzioso a livello europeo, che in passato aveva messo in discussione il sistema degli sconti. A questo si sono aggiunti strumenti innovativi come il supersconto introdotto durante la pandemia e la creazione dell’Area 0 di confine, che prevede ulteriori riduzioni sul prezzo del carburante.

Un altro elemento chiave è stato il passaggio dalla tessera fisica a quella digitale, una trasformazione che ha semplificato l’accesso agli sconti e migliorato l’efficienza del sistema. In alcuni casi, è stato persino previsto l’invio a domicilio per facilitare i cittadini più in difficoltà.

Le criticità del sistema e le differenze di prezzo

Nonostante i risultati positivi, restano alcune criticità. In particolare, emerge una differenza di prezzo spesso ingiustificata tra comuni diversi, con listini più alti proprio nelle aree di confine. Un fenomeno che solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’equità del sistema, e che richiede ulteriori interventi per garantire condizioni uniformi su tutto il territorio.

Un modello replicabile?

Il caso del Friuli Venezia Giulia rappresenta oggi un esempio interessante per il resto d’Italia. La combinazione tra politiche regionali mirate e interventi nazionali dimostra come sia possibile intervenire in modo concreto sul costo della benzina, con effetti tangibili per cittadini ed economia.

Resta da capire se questo modello potrà essere replicato anche in altre regioni, adattandolo alle diverse realtà territoriali. Quel che è certo è che il tema del prezzo dei carburanti continua a essere centrale, non solo per il bilancio delle famiglie, ma anche per le dinamiche economiche e ambientali del Paese.

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