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Ti pagano fino a 30mila euro per lavorare da remoto da questa regione italiana sul mare: l'incentivo che spinge a trasferirsi al Sud

Vuoi cambiare vita? In una regione del Sud ti pagano fino a 30mila euro per lavorare da remoto e trasferirti vicino al mare. Scopri come funziona.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Ti piacerebbe lavorare da remoto, vicino al mare e in un posto dove il clima è pazzesco? Beh, puoi farlo! C’è una meravigliosa regione del nostro Paese nella quale è stato lanciato un fantastico spunto volto ad attrarre nuovi residenti: un incentivo economico consistente per trasferirsi lì e lavorare a distanza. Sembra un sogno, quello di una vita slow, ma per qualche motivo sta facendo anche discutere.

Cos’è il South Working e perché cambia le regole

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il cuore dell’iniziativa è il cosiddetto “South Working”, un fenomeno tutto italiano che sta prendendo piede negli ultimi anni. Essenzialmente, consiste nel lavorare per aziende del Nord o estere vivendo stabilmente al Sud.

Rispetto al semplice smart working, c’è un cambiamento geografico e strutturale, con un impatto diretto sull’economia locale. Poiché per il territorio rappresenta un vantaggio, ovvero quello di guadagnare uno stipendio “alto” e spenderlo in un contesto con costi più bassi significa generare valore sul territorio e contrastare la fuga di talenti .

Come funziona il bonus fino a 30mila euro per trasformarsi al Sud (e dove)

Fin qui tutto meraviglioso, ma come si fa per farlo?

Una misura approvata dalla giunta regionale siciliana ha deciso di mettere in campo un contributo a fondo perduto fino a 30mila euro per ogni lavoratore che si trasferisce e lavora da remoto dalla Sicilia con un contratto stabile.

Il bonus, ovviamente, non arriva tutto insieme: viene distribuito nell’arco di cinque anni, per una cifra di circa 6mila euro annui. Possono accedere sia le imprese che assumono a tempo indeterminato che quelle che trasformano contratti esistenti, a patto che il lavoro venga svolto dall’isola in modalità agile. L’obiettivo è incentivare occupazione stabile e non temporanea, anche fuori dalla Sicilia, ma con residenza in Sicilia. Insomma, un passo per provare a riempire l’isola di lavoratori motivati e con contratti regolari.

Vincoli, gestione e obiettivi del piano: tutto meraviglioso, ma come funziona davvero?

Per evitare abusi, il sistema messo in campo dalla Regione prevede una serie di regole precise: il lavoratore deve restare in Sicilia e mantenere il rapporto per almeno cinque anni, lavorando esclusivamente da remoto.

Le domande saranno gestite tramite piattaforma dall’Irfis, con fondi assegnati fino a esaurimento. Il piano complessivo vale 54 milioni di euro nel triennio 2026-2028 e si inserisce in una strategia più ampia per rilanciare occupazione e investimenti.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: trattenere i giovani, favorire i rientri e costruire un modello di lavoro più sostenibile e moderno, che possa essere in grado di coniugare qualità della vita e produttività. Funzionerà davvero? È presto per dirlo, anche perché molto dipenderà dalla risposta delle imprese e dalla capacità del territorio di accogliere questi nuovi flussi. Certo è che l’idea di trasferirsi in un luogo come la Sicilia per lavorare da remoto, magari con il mare a pochi passi, ha un fascino indiscutibile. Cambierebbero ritmi, abitudini e prospettive: meno traffico, meno stress da ufficio, più tempo all’aria aperta e una quotidianità scandita da luce, clima mite e paesaggi unici. Un piccolo sogno che, almeno sulla carta, sembra possibile.

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