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Ti pagano per vivere un mese in un rifugio a 2mila metri: 400 euro, vitto e alloggio inclusi

Niente traffico, niente stress: solo natura e silenzio. E in più ti pagano per vivere un mese in un rifugio di montagna a 2mila metri d'altezza.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Il tuo sogno è quello di staccare dalla routine e dallo stress della vita di città, magari andando a vivere in alta montagna? C’è una nuova offerta di lavoro che offre la possibilità di vivere per un mese in un rifugio a oltre 2mila metri di quota, immerso nella natura e lontano dal tran tran delle nostre città. Ad occhio sembra essere un sogno, ma si tratta di una reale opportunità, resa decisamente più interessante dal fatto che ci sono vitto e alloggio inclusi, oltre a un piccolo compenso economico per tutti coloro che decidono di accettare la sfida.

Vivere in un rifugio di alta montagna a 2mila metri (e ti pagano pure)

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Dietro questa proposta non c’è un semplice lavoro stagionale, ma un vero progetto di ricerca scientifica. L’iniziativa si chiama MAHE (Moderate Altitude Healthy Exposure) ed è promossa da Eurac Research con l’obiettivo di studiare gli effetti della vita in quota sul corpo umano.

Per decenni, la scienza ha analizzato soprattutto le altitudini estreme, sopra i 4.000 metri, o le performance degli atleti. Questo studio invece cambia prospettiva: osserva cosa accade a persone comuni, in buona salute, esposte per settimane a un’altitudine moderata, tra i 2.000 e i 2.500 metri.

L’idea è quella di colmare un vuoto nella letteratura medica. Nonostante circa 200 milioni di persone vivano stabilmente sopra i 2.000 metri sul livello del mare, mancano infatti dati sistematici su come questa condizione influenzi il metabolismo, il sistema cardiovascolare e quello nervoso.

Cosa succede al corpo umano a 2mila metri d’altezza

Durante il mese in rifugio, i partecipanti saranno monitorati costantemente. I ricercatori analizzeranno parametri fondamentali come pressione sanguigna, attività del sistema nervoso, volume del sangue e numero di globuli rossi, ma anche sonno, appetito e nutrizione .

L’ipotesi scientifica è affascinante: vivere a quote di montagna moderatamente alte potrebbe avere effetti benefici sulla salute. Studi preliminari suggeriscono una possibile riduzione del rischio di ipertensione e disturbi metabolici, ma servono dati più solidi per confermarlo.

A rendere l’esperimento ancora più interessante è il fatto che i partecipanti non dovranno comportarsi come “cavie” in laboratorio. Al contrario, dovranno mantenere una vita normale: potranno lavorare in smart working, studiare o semplicemente godersi la montagna con passeggiate e attività leggere.

In questo modo, i dati raccolti rifletteranno condizioni realistiche, più utili per comprendere l’impatto dell’altitudine sulla popolazione generale.

Come partecipare, chi può candidarsi e le condizioni

Il progetto si svolgerà al Rifugio Nino Corsi, in Val Martello, a 2.265 metri nel Parco Nazionale dello Stelvio, tra estate e autunno 2026. Il protocollo prevede una fase iniziale a bassa quota per stabilire i parametri di base, seguita da quattro settimane consecutive in rifugio e infine controlli conclusivi.

I posti disponibili sono solo 12 e la selezione è estremamente rigorosa. Possono candidarsi uomini e donne tra i 18 e i 40 anni, con buone condizioni di salute e un indice di massa corporea nella norma.

Sono esclusi fumatori, persone con patologie croniche, atleti professionisti o chi segue diete particolari. Chi vive abitualmente in alta quota o ha soggiornato recentemente sopra i 1.500 metri non può inoltre partecipare allo studio, al fine di evitare possibili alterazioni nei dati.

A tutti i selezionati saranno garantiti vitto e alloggio gratuiti, oltre a un rimborso di 400 euro. Ma il vero valore dell’esperienza va ben oltre l’aspetto economico: partecipare significa contribuire a una ricerca che potrebbe cambiare il modo in cui comprendiamo l’invecchiamento, la salute e l’adattamento umano all’ambiente.

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