Negli ultimi giorni, in seguito alla recente operazione statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, una scena di una serie televisiva ha catturato l’attenzione del pubblico online. Parliamo di Jack Ryan, lo spy-thriller politico distribuito da Amazon Prime Video con John Krasinski nei panni dell’analista della CIA, tornato di moda sui social per un monologo che, a distanza di anni, sembra avere sorprendenti paralleli con gli eventi reali.
- Una scena che è tornata virale
- Dalla fiction alla cronaca
- Plausibilità più che predizione
- Le risorse strategiche venezuelane nel mondo reale
Una scena che è tornata virale
La clip in questione risale alla seconda stagione di Tom Clancy’s Jack Ryan del 2018. In una lezione rivolta a studenti e agenti, il protagonista solleva una domanda provocatoria: quale Paese rappresenta la più grande minaccia mondiale? Mentre le risposte citano potenze come Russia, Cina o Corea del Nord, Ryan suggerisce un’altra possibilità: il Venezuela.
Nella scena, il personaggio sottolinea come il Venezuela possieda risorse naturali immense – in particolare petrolio e minerali – potenzialmente superiori anche a quelle dell’Arabia Saudita, e come la sua instabilità politica possa rappresentare un rischio strategico. “Il fatto è che il Venezuela è probabilmente la più grande risorsa di petrolio e minerali sul pianeta”, si sente dire nel dialogo, accompagnato da osservazioni sul fatto che la situazione reale non sempre viene raccontata dai media tradizionali.
Dalla fiction alla cronaca
La viralità della clip è stata alimentata proprio dal fatto che, negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare in Venezuela, terminata con l’arresto di Maduro con l’accusa di narco-terrorismo. Secondo alcune fonti internazionali, l’azione include anche l’intenzione dichiarata di assumere un ruolo diretto nella gestione del Paese e delle sue risorse energetiche: un elemento che ha fatto comparare la realtà odierna alla rappresentazione della serie. Questa coincidenza ha spinto molte conversazioni sui social a etichettare la scena come “profetica”, come se la fiction avesse previsto con precisione gli sviluppi geopolitici a distanza di anni dalla sua produzione.
Plausibilità più che predizione
È importante però distinguere tra previsione e plausibilità narrativa. A intervenire su questo tema è stato anche Carlton Cuse, co-creatore di Jack Ryan, secondo cui l’obiettivo degli autori non era quello di predire il futuro, ma di costruire una trama fondata su dinamiche geopolitiche reali e plausibili. In un’intervista ha spiegato che la serie ha cercato di esplorare conflitti e tensioni effettivamente presenti nel mondo degli affari internazionali, piuttosto che lanciare profezie.
In altre parole, la credibilità della scena non deriva da un “sesto senso”, ma dal fatto che gli sceneggiatori hanno attinto a analisi strategiche e considerazioni reali che in parte rispecchiano timori e scenari discussi da analisti politici e militari da anni.
Le risorse strategiche venezuelane nel mondo reale
Un elemento centrale tanto nella scena della serie quanto nei dibattiti attuali riguarda la ricchezza di risorse naturali del Venezuela. Il Paese latinoamericano è noto per avere alcune delle più grandi riserve di petrolio al mondo, un fattore che ne ha fatto un nodo strategico nei rapporti internazionali sin dalla seconda metà del XX secolo.
Nella serie, questa condizione si combina con l’idea di uno “stato fallito” la cui instabilità rende vulnerabili non solo gli interessi interni ma anche quelli delle potenze esterne. Il riferimento a situazioni analoghe in Paesi come Yemen, Iraq o Siria sottolinea come il conflitto geopolitico sia spesso intrecciato con il controllo delle risorse.
Il fatto che una trama costruita nel 2018 sul Venezuela ritorni di attualità sette anni dopo invita a riflettere sul modo in cui storie e scenari politici possono intrecciarsi. Non tanto perché la serie avesse previsto il futuro, ma perché si è basata su criticità e scenari geopolitici che non erano affatto irrilevanti.