Fonte: ANSA

All'ospedale Gemelli di Roma la prima terapia al mondo con la colla radioattiva: a cosa serve e cosa dovrebbe curare

Si chiama BetaGlue e ha debuttato al Gemelli di Roma: una colla radioattiva per trattare il tumore del pancreas. Scopri funzionalità e prospettive.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Dal Policlinico Gemelli di Roma arriva una notizia sensazionale che potrebbe avere un impatto globale sulla medicina: la prima terapia al mondo che utilizza una colla radioattiva. Ma a cosa serve? E quali malattie dovrebbe curare? Dietro un nome così particolare c’è in realtà una storia di ricerca che porta ancora una volta la Capitale sotto i riflettori, con prospettive tutte da approfondire.

Una nuova possibilità contro il tumore del pancreas: la terapia con la colla radioattiva del Gemelli

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La prima applicazione clinica mondiale della tecnologia BetaGlue ha riguardato una donna di 63 anni con un adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile. Al Policlinico Gemelli, gli specialisti hanno impiegato una colla biologica radioattiva con un obiettivo preciso: creare le condizioni per poter intervenire successivamente con la chirurgia.

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La prospettiva è dunque quella di poter aprire una possibilità terapeutica dove, al momento del trattamento, l’operazione non era praticabile. L’effettiva capacità della procedura di rendere operabile il tumore dovrà però essere valutata nel percorso clinico della paziente.

A realizzare il trattamento è stato Roberto Iezzi, direttore della Radiologia interventistica. Prima di procedere, l’idoneità della donna è stata discussa dal gruppo multidisciplinare dedicato ai tumori pancreatici del Policlinico, alla presenza di Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora. Una decisione condivisa, quindi, costruita sul confronto tra competenze diverse e sulle caratteristiche del singolo caso.

Come funziona la “colla radioattiva” utilizzata al Gemelli

Dal nome viene subito da pensare a un materiale utilizzato per “incollare” qualcosa, ma qui il suo impiego riguarda una terapia radiante somministrata direttamente nella lesione tumorale. La colla biologica contiene particelle di Ittrio-90, il componente radioattivo, e viene iniettata attraverso un ago speciale.

Per raggiungere il bersaglio, i medici utilizzano la guida delle immagini: ecografia oppure TAC/CBCT. La procedura è percutanea, cioè avviene attraverso la pelle, e viene descritta come mini-invasiva.

Nel caso trattato a Roma, l’intervento è durato circa un’ora, con anestesia locale e una sedazione minima. Non sono state riportate complicanze dopo la procedura. A sette giorni dal trattamento, una PET-TAC di controllo con Ittrio-90 ha documentato la corretta deposizione del radiofarmaco nel pancreas.

Questo riscontro conferma il posizionamento del materiale somministrato. Per conoscere gli effetti sul tumore e le eventuali possibilità chirurgiche serviranno le successive valutazioni: il controllo iniziale rappresenta un passaggio del percorso, senza dimostrare da solo una guarigione.

Dal Gemelli al mondo intero: le prospettive di questa terapia

Dietro questa prima applicazione c’è un lavoro di squadra che ha coinvolto radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari e radioterapisti. I fisici sanitari si sono occupati della gestione della dose, mentre le diverse figure hanno seguito la paziente prima e dopo il trattamento.

La sperimentazione coinvolge centri in Italia, Belgio e Gran Bretagna e l’arruolamento dei pazienti prosegue. Nell’allegato vengono indicati ulteriori trattamenti previsti a ottobre.

Per Cinzia Marchese, presidente di Fondazione Tech e Biomedical, l’arrivo della tecnologia al suo primo utilizzo clinico segna una tappa significativa per un progetto nato in Italia. Il Gemelli diventa così il luogo in cui la ricerca incontra concretamente la cura. La sfida adesso è raccogliere dati sull’efficacia e sulla sicurezza, per capire quale spazio questa soluzione potrà avere contro i tumori pancreatici non operabili.

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