Fonte: ANSA

Papa Leone, all'interno della "Suite Bianca" al Policlinico Gemelli di Roma: perché questa stanza d'ospedale è diversa dalle altre

Wojtyla lo chiamava «Vaticano Terzo»: il Gemelli custodisce una stanza speciale che ha accolto anche Francesco e ora attende Papa Leone XIV.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Al Policlinico Gemelli di Roma c’è una stanza che attira sempre gli sguardi del mondo, anche perché è quella che accoglie i papi che vengono ricoverati nella struttura capitolina. Stiamo parlando della “Suite Bianca”, nella quale Papa Leone XIV sta vivendo queste difficili giornate. Si tratta di un ambiente assai diverso dalle altre camere d’ospedale. Ma che cosa la rende speciale e perché attira più attenzione? Non ci resta che guardare dentro questo spazio, nel quale anche i dettagli raccontano un rapporto particolare tra il Papa, l’ospedale e la città.

Dentro la Suite Bianca: gli ambienti e la cappella privata

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La stanza destinata a Leone XIV si trova al decimo piano dell’ala destra del Gemelli ed è organizzata come un piccolo appartamento dominato dal bianco. Gli arredi sono essenziali: un letto sanitario, le apparecchiature per controllare i parametri vitali e una tv. Completano gli ambienti un bagno e un salottino con una poltrona letto, utilizzabile da una persona del seguito papale. L’organizzazione consente infatti di affiancare alle cure gli spazi necessari alla presenza dei collaboratori del pontefice.

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Il dettaglio che la distingue maggiormente è però la cappella privata, con inginocchiatoio, grande crocifisso e un piccolo altare per le celebrazioni. Il pontefice può così raccogliersi in preghiera durante la degenza. Attorno all’appartamento ci sono locali di servizio e spazi dedicati alle necessità sanitarie e organizzative. La particolarità della suite nasce dall’incontro tra assistenza medica, riservatezza e possibilità di mantenere alcuni momenti della vita quotidiana del Papa.

Le grandi finestre affacciate sul piazzale conservano invece un significato pubblico: negli anni hanno permesso ai papi ricoverati di salutare i fedeli.

Da Giovanni Paolo II a Francesco, la storia del “Vaticano Terzo”

La storia di questi ambienti comincia ai tempi del pontificato di Giovanni Paolo II. Dopo l’attentato del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, Wojtyla venne operato d’urgenza al Gemelli. Il 18 maggio fu trasferito in una camera al decimo piano: da quell’esperienza emerse la necessità di predisporre uno spazio più appartato per i successivi ricoveri del Papa.

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Il Papa polacco ribattezzò ironicamente l’ospedale «Vaticano Terzo», dopo il Vaticano e Castel Gandolfo. Le immagini dei suoi saluti dalla finestra entrarono nella memoria collettiva, soprattutto l’apparizione del 13 marzo 2005, poche settimane prima della morte. Negli anni successivi lo stesso appartamento ha accolto anche Francesco, durante le degenze del 2021, del 2023 e del 2025.

Si tratta dunque un luogo che ha accompagnato momenti delicati degli ultimi decenni di storia della Chiesa, diventando parte del legame tra i pontefici e Roma. Nel piazzale, non a caso, c’è anche la statua «Non abbiate paura», inaugurata nel 2009 e realizzata da Stefano Pierotti, che ricorda proprio Wojtyla e rappresenta un punto di riferimento per chi si raccoglie in preghiera.

Il ricovero di Papa Leone XIV tra riservatezza e legame con i fedeli

Per Leone XIV il ricovero è previsto per oggi, 13 ottobre, in tarda mattinata, per il programmato intervento di rimozione di un nodulo polmonare. Il Pontefice lo ha annunciato all’Angelus di domenica scorsa, spiegando che era stato individuato durante controlli medici. Seguirà circa una settimana di degenza postoperatoria, mentre le udienze sono state annullate fino al 20 ottobre.

Durante il soggiorno presso l’ospedale romano, la riservatezza della “suite bianca” sarà garantita dal controllo degli accessi, affidato alla Polizia di Stato, alla Gendarmeria vaticana e alla sicurezza del Policlinico.

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