Anche in bicicletta bisogna moderare la velocità. Questo oltre che per motivi di sicurezza anche perché la mobilità dolce affronta una svolta decisiva a causa del moltiplicarsi di e-bike non regolari, che secondo un’indagine congiunta della Federazione italiana ambiente e bicicletta e Assoutenti arrivano a toccare la cifra record dell’80% dei mezzi in circolazione in alcune città italiane. Possibile? Comunque, per arginare il fenomeno dei veicoli alterati in modo illecito, molti Comuni italiano hanno deciso di intensificare i controlli avvalendosi di nuovi strumenti tecnologici: i cosiddetti bicivelox.
Come funzionano i bicivelox e quali sono i limiti di legge
A dispetto del nome, i bicivelox non sono dispositivi per il rilevamento fotografico a distanza come i tradizionali autovelox. Si tratta di piattaforme equipaggiate con rulli di prova sulle quali la Polizia Locale posiziona il mezzo per misurarne accuratamente la potenza nominale continua e la velocità massima raggiunta con l’assistenza elettrica.
Infatti, le regole stabilite dall’articolo 50 del Codice della Strada parlano chiaro:
- Il motore elettrico può avere una potenza massima di 250 watt, una soglia che sale a 500 watt esclusivamente per i veicoli adibiti al trasporto merci, come le cargo bike.
- L’assistenza alla pedalata deve diminuire gradualmente fino a interrompersi ai 25 km/h o prima, se il conducente smette di pedalare.
- È consentito l’uso di un acceleratore manuale senza pedalata solo per l’aiuto alla partenza a bassa velocità, fino a un massimo di 6 km/h.
Superare questi parametri non significa che sia vietato andare più veloci grazie alla forza muscolare o alle discese, ma definisce il confine oltre il quale il supporto del motore diventa illecito.
Quando la bici diventa un ciclomotore: rischi e sanzioni fino a 15mila euro
Se sulla bicicletta elettrica viene rimosso il limitatore di velocità o installato un acceleratore autonomo per viaggiare senza sforzo oltre i limiti, la legge non la considera più una bicicletta a pedalata assistita, ma la equipara a tutti gli effetti a un ciclomotore.
In questo scenario, il conducente ha l’obbligo di disporre di:
- Certificato di circolazione e targa;
- Copertura assicurativa RCA;
- Casco omologato;
- Patente di guida idonea.
Chi effettua o circola con modifiche strutturali rischia una sanzione amministrativa compresa tra 845 e 3.382 euro solo per l’alterazione del mezzo. A questa cifra si sommano le sanzioni legate alla mancanza di assicurazione obbligatoria, targa e casco: il cumulo delle violazioni può spingere l’importo complessivo fino alla cifra record di 15mila euro, a cui si aggiunge il sequestro del veicolo.
Il boom delle e-bike in Italia tra rider e incentivi locali
Il fenomeno della manomissione si inserisce in un contesto di forte espansione del settore. In Italia si stima la presenza di circa 1,8 milioni di e-bike, con un incremento dell’utilizzo pari al 50% registrato negli ultimi cinque anni. Tra i principali utilizzatori quotidiani figurano anche i rider impiegati nel settore delle consegne a domicilio.
Nonostante una lieve flessione nelle vendite registrata da Confindustria Ancma (con 256mila unità vendute nel 2025 rispetto alle 274mila del 2024), le bici elettriche rappresentano ormai il 20% del mercato totale delle biciclette nel Paese. A sostenerne la diffusione non c’è un unico bonus nazionale, bensì diversi incentivi locali proposti dalle singole amministrazioni: tra questi spicca l’iniziativa del Comune di Firenze, che offre rimborsi fino all’80% della spesa riservati a particolari categorie di residenti, lavoratori e studenti.