Come nasce un meme, uno dei più virali di sempre

Come nasce un meme e qual è il segreto per renderlo un successo? Ce lo svela Gualtiero Bertoldi, "papà" di uno dei meme del momento!

Come nasce un meme? L’abbiamo chiesto a Gualtiero Bertoldi, docente di lingua inglese a Padova, ma soprattutto inventore dei uno dei meme più virali di sempre. Il fotogramma arriva da “The Brave Fighter of Sun Fighbird”, serie giapponese del 1991.

Nella scena un androide cerca di convincere un poliziotto che è umano, ma ha difficoltà a distinguere gli oggetti del mondo. Nel 2011 Gualtiero Bertoldi, ha postato sul suo Tumblr, “Indizi dell’avvenuta catastrofe”, uno screenshot dell’anime in cui vediamo il ragazzo che, guardando una farfalla domanda:  “Questo è un piccione?”.

In breve tempo il meme è divenuto virale e oggi viene utilizzato sul web per rappresentare situazioni di fraintendimento o per ironizzare riguardo persone che non sanno riconoscere le cose.

“Di solito un meme nasce così come, nel corso della storia, sono nati i geni, ovvero assolutamente per caso – ci ha spiegato Gualtiero Bertoldi -. Il meme è un semplice vettore che si può presentare in forma di immagine, di video, di suono, o di quant’altro, nel quale si incrociano e si concentrano diverse linee di forza culturale, le quali, grazie al vettore-meme stesso, trovano uno sfogo compiuto e soddisfacente, una espressione di immediata compiutezza e comprensione”.

“A volte ci vogliono anni perché questo avvenga – ha aggiunto -, altre volte bastano un paio di giorni. Per comprenderli a fondo è meglio pensarli come i chunk lessicali descritti da Walter J. Ong in “Oralità e scrittura”, dal momento che la cultura della rete è uno strano ibrido fra scritto e parlato, con meccanismi però che ricalcano di più il funzionamento tradizionale della cultura orale”.

Ma cosa rende un meme, come quello creato dal professore, un vero e proprio successo sul web? La spiegazione di Gualtiero Bertoldi è molto semplice: “La caratteristica fondamentale di un meme è che non ha bisogno di alcuna spiegazione, di alcuna filologia – è un contenitore vuoto che può essere riempito e riutilizzato alla bisogna (alcuni meme vivono infatti due o tre vite differenti, con significati e impieghi differenti, così come è appena successo a “Is this a pigeon?”). Più la base di partenza di un meme è decontestualizzata e anonima, apparentemente assurda e illogica, meglio è”.

Questione di fortuna, insomma, unita alla capacità di individuare cosa potrebbe conquistare la Rete. “Bazzico regolarmente la rete dal 1995 – ci ha raccontato -: usenet, irc, varie chat, poi le board anonime (soprattutto 4chan), quindi i vari social del web 2.0, con una particolare predilezione per tumblr. I meme, in rete, sono stati presenti fin dagli albori, e, bene o male, ogni giorno se ne incocciava in uno, lo si ritrasmetteva, lo si modificava”.

Non a caso in passato Gualtiero Bertoldi ha creato altri meme:”In modo casuale e non volontario (non esiste un meme che sia diventato tale perché qualcuno l’abbia espressamente voluto), in tutti questi anni mi è capitato di sfornarne un paio – ha svelato -: il Bersani Vittorioso (meme circoscritto e a brevissima scadenza, che comunque un po’ di diffusione ce l’ebbe) delle politiche 2013 era opera mia, così come la gif di Zaza che faceva il balletto prima del rigore agli Europei di Francia del 2016″.

Se avete già pensato di creare un meme virale però fate attenzione: “Il successo? – ha concluso il professore -. Non me lo aspettavo, così come non ci si aspetta, da un punto di vista statistico, di vincere alla lotteria. Le possibilità che una immagine, o uno screenshot, come nel mio caso, diventi effettivamente un meme, sono siderali”.

meme gualtiero bertoldi

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