Altro che astronavi, laser e scudi interplanetari: se mai gli alieni dovessero nascondersi sulla Luna, qualcuno pensa che a farli scappare potrebbe bastare una cornamusa. O meglio, il suono di un’intera pipe band scozzese spedito nello spazio e trasformato, con parecchia ironia, nella prima linea di difesa terrestre contro eventuali invasori extraterrestri.
La storia arriva dal Regno Unito e ha per protagonista la Laidlaw Memorial Pipe Band, formazione legata alla tradizione scozzese e al ricordo di David Laidlaw, uno dei pochi suonatori di cornamusa decorati con la Victoria Cross per il coraggio dimostrato durante la Prima guerra mondiale. Il gruppo potrebbe registrare alcuni brani destinati a essere inviati verso la Luna attraverso nuove infrastrutture tecnologiche spaziali.
Il piano: portare la cornamusa nello spazio
L’idea nasce dall’incontro con Chris Stott, imprenditore del settore astronautico impegnato nello sviluppo di data center nello spazio e, in prospettiva, anche sulla superficie lunare. Questi centri servirebbero a conservare e processare dati lontano dalla Terra, con l’obiettivo dichiarato di renderli meno vulnerabili ad attacchi informatici o problemi terrestri.
Dentro questo scenario molto tecnologico si inserisce l’idea di usare lo spazio anche come archivio sonoro. La musica della Laidlaw Memorial Pipe Band verrebbe registrata e caricata in un sistema destinato a raggiungere la Luna, trasformando la cornamusa in una specie di colonna sonora cosmica. Il tutto viene raccontato con tono scherzoso, ma l’operazione si appoggia a un tema reale: la crescita dei progetti legati a satelliti, infrastrutture lunari e conservazione dei dati fuori dal pianeta.
Non sarebbe nemmeno la prima volta che l’umanità prova a mandare suoni nello spazio. Il caso più celebre è quello del Golden Record, il disco lanciato nel 1977 a bordo delle sonde Voyager 1 e Voyager 2: conteneva saluti in diverse lingue, suoni della natura, rumori della vita quotidiana e brani musicali scelti per raccontare la Terra a un’eventuale civiltà extraterrestre. La differenza, in questo caso, è il tono decisamente più pop: una cornamusa spedita idealmente sulla Luna per “spaventare” gli alieni.
Perché proprio la cornamusa?
David Kerr, scozzese di Glasgow oggi residente a Banbury e professore all’Università di Oxford, ha spiegato l’idea con una battuta: immaginare un marziano pronto a invadere la Terra e colpito, all’improvviso, dalla musica marziale della cornamusa. Il risultato, almeno nelle intenzioni ironiche del progetto, sarebbe una fuga immediata verso Marte.
La cornamusa è uno strumento fortissimo, riconoscibile, associato a guerre, battaglie e cerimonie militari. In questo caso diventerebbe il simbolo perfetto di una difesa volutamente surreale: un suono capace di rappresentare la Terra in modo rumoroso, orgoglioso e decisamente difficile da ignorare. Si tratta di uno strumento a fiato tradizionale, molto legato alla cultura scozzese ma presente in forme diverse anche in altri Paesi europei. Funziona grazie a una sacca d’aria che il musicista riempie soffiando in un bocchino: premendo la sacca, l’aria passa attraverso le canne sonore e produce quel suono continuo, potente e facilmente riconoscibile. Proprio per il suo timbro acuto e penetrante, è stata usata spesso in contesti militari, cerimoniali e popolari.
Quando potrebbe succedere
I satelliti coinvolti nel progetto dovrebbero essere lanciati all’inizio del 2027, mentre la musica della pipe band potrebbe essere inviata nello spazio più avanti nello stesso anno. E se gli alieni non dovessero farsi vedere? Poco male. La Terra avrà comunque trovato un modo molto rumoroso per dire alla Luna che l’umanità è arrivata anche lì.