Nel nostro Paese, il cibo è una cosa seria. E, sì, non è mai solo una questione di gusto: è racconto, tecnica, memoria e sorpresa. Per questo la scelta del piatto più buono del 2026 è qualcosa che non incuriosisce soltanto gli appassionati di alta cucina, ma anche chi ama scoprire qualcosa di nuovo e di speciale. Ora quel piatto ha un nome, una storia e soprattutto un luogo preciso in cui può essere assaggiato. Scopriamo qual è.
- Identità Golose 2026: la scelta del piatto più buono del 2026
- “Gnocchi burro e oro”: il piatto che sembra semplice ma non lo è
- Dove si può assaggiare il piatto più buono d’Italia
Identità Golose 2026: la scelta del piatto più buono del 2026
Il riconoscimento è arrivato durante Identità Golose 2026, uno degli appuntamenti più importanti per la gastronomia italiana e internazionale. L’evento si è svolto a Milano, negli spazi dell’Allianz MiCo, dal 7 al 9 giugno, dove si sono riuniti chef, critici, giovani talenti e professionisti della ristorazione.
Nel corso della manifestazione è stato assegnato il Premio Piatto dell’Anno – Piazza, pensato per valorizzare una preparazione capace di distinguersi per gusto, equilibrio, tecnica e originalità. Non si tratta quindi soltanto di stabilire cosa sia “più buono” in senso immediato, ma di premiare un’idea gastronomica capace di restare impressa.
A conquistare il titolo per il 2026 è stato Federico Zanasi, chef del ristorante stellato Condividere di Torino. Il piatto premiato si chiama “Gnocchi burro e oro”, un nome che sembra evocare una ricetta semplice e familiare, ma che in realtà nasconde una costruzione molto più sorprendente.
“Gnocchi burro e oro”: il piatto che sembra semplice ma non lo è
Il nome richiama immediatamente la cucina italiana più riconoscibile: gnocchi, burro, colore dorato, comfort food. Eppure la forza del piatto sta proprio nello scarto tra ciò che ci si aspetta e ciò che arriva davvero nel piatto.
Gli “Gnocchi burro e oro” non sono tradizionali gnocchi di patate. La loro base è il pomodoro datterino, lavorato in modo da ottenere piccoli bocconi dalla consistenza morbida e precisa. Il procedimento parte dall’estrazione del succo del pomodoro, poi addensato con il kuzu, ingrediente naturale di origine giapponese ricavato da una radice e molto usato nella cucina orientale.
Attraverso una lavorazione accurata, il composto viene trasformato in una massa liscia e omogenea. Dopo il raffreddamento, prende forma in piccole sfere che ricordano gli gnocchi classici. Il passaggio in acqua ghiacciata serve a stabilizzarne la consistenza prima della rifinitura finale.
A completare la ricetta intervengono pochi elementi essenziali: burro, Parmigiano Reggiano, olio extravergine d’oliva e basilico fresco. Il risultato è un piatto che gioca con la memoria della tradizione, ma la rilegge con tecnica contemporanea.
Dove si può assaggiare il piatto più buono d’Italia
Chi vuole provare il piatto più buono d’Italia del 2026 deve andare a Torino, al ristorante Condividere. Il locale si trova nella Nuvola Lavazza, sede della storica azienda italiana, ed è ormai considerato una delle destinazioni gastronomiche più interessanti del Paese.
Condividere, come suggerisce il nome, lavora su un’idea di cucina conviviale, pensata per mettere al centro l’esperienza del tavolo e non solo la singola portata. Ed è per questo che gli “Gnocchi burro e oro” rappresentano bene la filosofia del ristorante: un piatto apparentemente diretto, ma costruito con precisione, ricerca e capacità di sorprendere.