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La storia del pupazzo rosa gigante che si trova sulle Alpi

Il mondo del web sembra aver scoperto in queste ore che in Piemonte, a 1600 metri, giace un gigantesco coniglio rosa destinato a scomparire nel 2025.

15 Luglio 2020
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Il popolo di Twitter in questi giorni sembra essere ‘impazzito’ dopo aver scoperto che in Italia – per la precisione in Piemonte – su un colle è possibile imbattersi in un pupazzo rosa gigante.

La scoperta ha fatto finire in tendenza l’hashtag #Piemonte, dopo che un utente straniero ha pubblicato due foto del coniglio in questione, commentando: “Sarebbe bello essere un coniglio di peluche lungo 60 metri nelle campagne italiane”. E così in molti hanno scoperto dell’esistenza del bizzarro e curioso pupazzo, che in realtà ‘dorme’ sul Colletto Fava dal 2005, quando un collettivo artistico austriaco – noto come Gelitin – decise di realizzarlo proprio per spiazzare i visitatori, mettendo in discussione la visione del mondo degli esseri umani.

Il coniglio si trova infatti sulle Alpi a 1600 metri di altitudine nel Comune di Artesina, in provincia di Cuneo. Con una semplice passeggiata è possibile raggiungerlo e ammirare l’opera venuta alla luce con mille metri cubi di paglia e uno strato di lana che lo ricopre interamente.

Per terminarlo, i quattro artisti di Vienna hanno impiegato ben cinque anni e il fatto curioso è che si prevede la sua scomparsa definitiva tra cinque anni, vale a dire nel 2025. Il coniglio è infatti completamente esposto alle intemperie e ai fenomeni atmosferici, per cui – nella sua stessa natura – è compresa anche la sua fine, per ‘cause naturali’ si intende. Gli utenti di Twitter, incuriositi, hanno ironizzato sull’opera d’arte (c’è chi ha scherzato sul fatto che agli astronauti nello spazio potrebbe sembrare una fetta di torta), ma hanno anche pubblicato immagini dello stato attuale dell’installazione del collettivo austriaco, effettivamente temprata dal tempo e dalle avversità, tanto che del suo colore rosa ormai resta ben poco.

È infatti possibile ammirare il coniglio anche grazie a Google Earth, ma rimarreste delusi nello scoprire che oltre alla sagoma c’è ben poco: il suo destino sembra ormai essersi compiuto.

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