Liberato Pizza, l'orso polare più triste al mondo

Pizza, l’orso polare più triste al mondo detenuto in un centro commerciale in Cina, è stato liberato

Fonte: MailOnline

Pizza, l’orso polare più triste al mondo, è stato liberato. L’animale era detenuto nel Grandview Mall , centro commerciale situato nella città di Guangzhou, nella Cina meridionale, in una gabbia di 150 metri quadri con una piscina al cloro e un vetro da cui centinaia di persone gli scattavano foto.

Il video che lo ritraeva mentre fuggiva dai flash degli smartphone nella sua gabbia e si rifugiava in un angolo proteggendosi il muso, avevano commosso il web e scatenato l’indignazione di moltissime associazioni animaliste in tutto il mondo. Il filmato realizzato da Humane Society International era arrivato sino in Inghilterra, dove lo Yorkshire Wildlife Park si era offerto di ospitare l’animale, inserendolo in uno spazio adatto agli orsi polari.

Il direttore del centro commerciale cinese si era però opposto: “Nessuna organizzazione estera deve essere coinvolta” aveva detto con fermezza. La rabbia globale e la pressione mediatica tuttavia alla fine ha prevalso e qualche giorno fa lo stesso direttore del Grandview Mall ha annunciato sul social network cinese Weibo che Pizza verrò inviato nel parco in cui è nato, dove si riunirà nuovamente ai suoi genitori.

L’associazione Animal Asia si era mobilitata dopo che l’orso polare di soli tre anni “aveva mostrato segni di stress e disturbi legati alle condizioni di vita, all’ambiente che non assomiglia in nulla al suo habitat naturale, alle troppe fotografie scattate di continuo dai visitatori”. Secondo gli esperti la detenzione nella gabbia del centro commerciale e un habitat non adatto a lui avrebbero portato Pizza verso “il declino mentale”. La petizione lanciata dagli animalisti aveva 130mila firme, ma non era  riuscita a convincere il direttore del centro commerciale a liberare Pizza e gli altri animali detenuti nello zoo-prigione “Grandview ci ha fatto sapere che lavorerà per migliorare il benessere degli animali – avevano detto gli animalisti -. Ma sembra che i responsabili non si rendano neanche conto che così gli animali non possono essere detenuti, o sopravvivere. Diciamo che sono sconvolti dalla risonanza mediatica in tutto il mondo, non se l’aspettavano. Sembra uno di quei casi in cui la crudeltà dipende soprattutto dalla mancanza di conoscenza e poi dalla logica del profitto”.

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