Fonte: Ansa

Mirumi, il pelosetto giapponese che costa poco ed è il nuovo charm 2026 delle borse dei modaioli

dopo il boom dei labubu, un nuovo charm sta attirando l’attenzione dei modaioli. ecco perché

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Stefania Cicirello

Stefania Cicirello

Content Specialist

Content writer, video editor e fotografa, ha conseguito un Master in Digital & Social Media Marketing. Scrive articoli in ottica SEO e realizza contenuti per social media, con focus su Costume & Società, Moda e Bellezza.

C’è un momento preciso, nella ciclicità della moda, in cui l’oggetto del desiderio smette di essere esclusivo e comincia a diventare ripetitivo. È quello che sta accadendo ai Labubu, onnipresenti su manici e tracolle nell’ultimo biennio. Ed è proprio in questo spazio di saturazione che si inserisce Mirumi: piccolo, peloso, giapponese, animato. Un ciondolo che non si limita a decorare, ma “reagisce”. E che promette di essere il nuovo charm cult del 2026.

Da dove nasce Mirumi e perché già piace

Mirumi arriva dal Giappone e il suo nome è già una dichiarazione d’intenti: unisce l’idea dello sguardo (“miru”, guardare) a quella del peluche (“nuigurumi”). Il risultato è un mini-robot morbido, dall’aspetto a metà tra un cucciolo fantastico e una creatura dei Muppet, progettato per osservare ciò che lo circonda. Non in senso metaforico: Mirumi muove davvero la testa, si inclina, reagisce ai suoni e al contatto.

Dietro al progetto c’è Yukai Engineering, start-up giapponese specializzata in oggetti tecnologici emotivi, presentato per la prima volta al CES. Non nasce come accessorio moda, ma come compagno sensoriale. Ed è proprio questa ambiguità – tra gadget hi-tech e oggetto affettivo – a renderlo immediatamente appetibile per i fashion insider.

Un charm che si muove (e non è uno smart device)

A differenza di molti oggetti tech che finiscono appesi alle borse per puro estetismo, Mirumi non è uno smart device. Non ha app, non si collega allo smartphone, non raccoglie dati. Fa una cosa sola: reagisce. Un sensore nella testa percepisce le carezze, mentre microfoni interni captano voci e rumori vicini. In risposta, un piccolo motore consente al collo di ruotare e inclinarsi, simulando uno sguardo curioso.

Il dettaglio più riuscito sta proprio nella naturalezza dei movimenti. Mirumi non si anima in modo meccanico, ma sembra esitare, guardare altrove, poi tornare verso chi lo ha toccato. Un comportamento studiato per evocare una presenza viva, capace di creare una forma minima di attaccamento emotivo.

Perché Mirumi è l’anti-Labubu perfetto

Se Labubu ha conquistato per il suo sorriso inquietante e per l’estetica volutamente disturbante, Mirumi gioca una partita diversa. Il suo volto è inespressivo, quasi neutro, con quello sguardo vuoto che molti associano ironicamente alla Generazione Z. Nessuna provocazione, nessuna ironia dark: solo una presenza silenziosa.

Anche sul piano pratico, Mirumi è pensato per l’uso quotidiano. Le braccia avvolgono facilmente manici e tracolle, le dimensioni sono contenute, il rivestimento è morbido come quello di un peluche classico. I colori – rosa cipria, beige e grigio – lo rendono compatibile tanto con una borsa griffata quanto con un modello low cost.

Prezzo, disponibilità e perché “costa poco” per il mondo della moda

Nel panorama degli accessori moda virali, il prezzo è un elemento decisivo. Mirumi si colloca intorno ai 100 euro, una cifra relativamente accessibile se confrontata con charm firmati o oggetti da collezione di design. La produzione iniziale è limitata a un numero ristretto di pezzi per colore, con consegne scaglionate nei primi mesi del 2026.

La distribuzione passerà anche da piattaforme di crowdfunding, un dettaglio che rafforza l’aura da oggetto di culto e da scoperta anticipata.

Moda, affezione e il bisogno di oggetti che tengano compagnia

Il successo annunciato di Mirumi racconta molto del momento che sta vivendo la moda. Non parla solo di tendenze, ma del bisogno crescente di oggetti che vadano oltre la funzione estetica.

Dopo il ciclone Labubu, Mirumi si propone come un upgrade intelligente. Meno urlato, più empatico. E se il 2026 sarà davvero il suo anno, lo scopriremo presto: tra una maxi bag e una mini bag, c’è già chi gli ha fatto spazio.

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