Fonte: ANSA

Ora puoi acquistare un robot umanoide e farlo arrivare direttamente a casa tua (e costa meno di quanto pensi)

Dalla Cina, il robot da poche migliaia di euro pronto a conquistare Europa e Stati Uniti

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Il futuro della robotica domestica e industriale è sempre più vicino — e sempre più accessibile. L’azienda cinese Unitree si prepara a lanciare il suo robot umanoide R1 sui mercati internazionali, sfruttando la piattaforma di e-commerce AliExpress per raggiungere Europa, Nord America, Giappone e Singapore. Sarebbe il primo vero tentativo su larga scala di esportare un umanoide economico, segnando un passaggio importante nella diffusione di queste tecnologie fuori dalla Cina.

Un umanoide “low cost”: quanto costa davvero l’R1

L’R1 rappresenta il modello più accessibile della gamma Unitree. In Cina è stato lanciato a partire da 29.900 yuan, mentre per il mercato internazionale il prezzo ufficiale non è ancora stato confermato.

Convertendo la cifra, si arriva a circa 3.700 euro, ma stime più recenti lo collocano in una fascia tra i 4.000 e i 5.000 euro, in linea con il prezzo attuale della versione R1 Air. In ogni caso, si tratta di cifre estremamente basse rispetto agli standard della robotica umanoide.

La vendita dovrebbe avvenire tramite il canale Brand+ di AliExpress, una sezione dedicata ai marchi più rilevanti che offre spedizioni e resi gratuiti. Non è una novità assoluta per Unitree: sulla stessa piattaforma è già disponibile il modello più avanzato, il G1, con un prezzo intorno ai 20.000 euro.

Agile, leggero e sorprendente: cosa sa fare il robot R1

Dal punto di vista tecnico, l’R1 è un robot compatto ma estremamente avanzato. Con un peso di circa 25 kg e ben 26 gradi di libertà, è progettato per muoversi con agilità, mantenere l’equilibrio e adattarsi a diversi contesti.

Unitree si è già fatta notare a livello globale grazie alle performance spettacolari dei suoi robot, come le esibizioni sincronizzate durante il Capodanno cinese, che hanno impressionato milioni di persone per precisione e coordinazione.

Queste dimostrazioni mostrano quanto la robotica abbia fatto passi avanti sul piano motorio. Tuttavia, il vero limite resta ancora altrove.

Espansione globale e strategia industriale

Il lancio internazionale dell’R1 arriva in un momento chiave per Unitree, che punta a rafforzare la propria presenza globale e ad aumentare la produzione.

All’inizio del 2025 l’azienda ha dichiarato di aver consegnato oltre 5.500 robot umanoidi, con un obiettivo compreso tra 10.000 e 20.000 unità entro la fine dell’anno. Parallelamente, è in corso una strategia finanziaria ambiziosa, che include una possibile quotazione allo Star Market di Shanghai, con una raccolta stimata di oltre 500 milioni di euro.

Il vero limite dei robot: capire il mondo

Nonostante i progressi, i robot umanoidi oggi disponibili hanno ancora una lacuna fondamentale: non comprendono davvero l’ambiente in cui operano.

A differenza degli esseri umani, non sono ancora in grado di interpretare pienamente lo spazio, prevedere le conseguenze delle proprie azioni o prendere decisioni complesse in contesti dinamici. Sono macchine molto abili nei movimenti, ma ancora limitate nella comprensione.

È proprio su questo fronte che si stanno concentrando i grandi investimenti tecnologici. Il gruppo Alibaba, proprietario di AliExpress, ha recentemente finanziato lo sviluppo di modelli avanzati capaci di apprendere dal mondo fisico, non solo dai dati testuali.

Questi sistemi, noti come world model, mirano a fornire alle macchine una rappresentazione più realistica della realtà, aprendo la strada a robot davvero autonomi.

L’arrivo globale di robot umanoidi come l’R1 segna un cambio di paradigma. Non si tratta più di prototipi da laboratorio o dimostrazioni spettacolari, ma di prodotti pronti a entrare nel mercato consumer.

Resta però una domanda cruciale: siamo pronti a convivere con macchine che ci assomigliano sempre di più, ma che ancora non comprendono davvero il mondo?

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