Surimi e chele di granchio: sarebbe meglio non mangiarli

Sapete cosa c’è dentro il surimi e le chele di granchio? O come vengono conservati? Se li consumate abitualmente, da oggi potreste cambiare idea

Sembrano sfiziosi, esotici e cool, ma surimi e chele di granchio, dietro il color arancio vivo, nascondono più di qualche magagna. Surimi in giapponese significa “carne macinata”, dunque i bastoncini che promettono di essere composti di polpa di granchio, sono in realtà fatti di scarti industriali di diversi alimenti come merluzzo, sgombro e in parte anche granchio.

Nello specifico la polpa di surimi e chele deriva da avanzi di lavorazione di altri processi e per migliorarne non solo l’aspetto ma anche il sapore o la conservazione, a questi alimenti vengono addizionati zucchero, sale o polifosfati prima del congelamento. Successivamente si passa ai coloranti che rendono ancor più artefatta la struttura.

I costi, poi, sono da considerarsi sproporzionati in relazione alla vera quantità di pesce presente – in genere tra il 30 e il 40% – e l’apporto calorico non è leggerissimo: per 100 gr. di surimi, infatti, si contano 99 Kcal.

Se pensate, però, che il sushi sia più salutare, vi sbagliate di grosso: andare nei ristoranti con la formula All you can eat e prendere uno di tutto significa ingurgitare anche più di 1000 calorie (il sushi non fa bene alle gambe, ecco perché).

Dunque il nostro consiglio è di cercare di mangiare cibi semplici, poco raffinati e scarsamente lavorati: le materie prime sono certamente di qualità, le calorie possono essere tenute a bada e soprattutto non rischiamo di incorrere in rischi per la nostra salute… Il surimi e le chele di granchio, come in generale gli alimenti ricchi di sale, sono infatti controindicati per chi soffre di reni o di ipertensione.

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