Cibi scaduti: i casi in cui si può chiudere un occhio

La data di scadenza dei cibi può essere posticipata in alcuni casi particolari: ecco gli alimenti ancora commestibili dopo scaduti

21 Aprile 2020
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Come dicono le nostre nonne, sprecare il cibo è peccato: non solo perché gettiamo letteralmente via i nostri soldi, ma anche perché secondo un rapporto Unicef, dai dati del 2018, 821 milioni di persone soffrono la fame in tutto il mondo. Per legge deve essere riportata la data di scadenza sulla maggior parte dei prodotti alimentari che acquistiamo: in taluni casi leggiamo la dicitura “da consumarsi entro il”, in altri “da consumarsi preferibilmente il”.

Quest’ultima rappresenta il “Tmc”, ovvero il termine minimo di conservazione e viene applicato per i cibi secchi o in scatola: gli alimenti freschi come le uova, il latte o la carne riportano invece la data esatta di scadenza.

In realtà sia che si tratti di cibi freschi che di cibi secchi, abbiamo un margine di tempo più o meno generoso per consumarli al di là della data riportata, fermo restando che sia alla vista che all’olfatto le pietanze scadute mantengano un aspetto normale e un odore gradevole e – considerazione non da meno – siano stati correttamente conservati (anche i trucchi scadono, ecco come non correre danni per la pelle).

Per i cibi freschi, possiamo chiudere un occhio con il latte concedendogli una proroga di massimo due giorni; anche lo yogurt – qualora non abbia muffe o il vasetto non risulti rigonfio – può essere consumato entro massimo una settimana dalla data di scadenza. Discorso delicato per i formaggi: quelli a pasta molle come ricotta, mozzarella o stracchino resistono circa 3 giorni dopo essere scaduti, mentre i formaggi stagionati – avendo un pH. Meno neutro – sono meno a rischio di contaminazione batterica (sai come si congelano i formaggi? Qui tutte le indicazioni).

Le uova tendenzialmente durano 28 giorni, ma se le mantenete in frigorifero, allora sono ancora commestibili per una settimana, a patto che le cuociate perfettamente: il rischio in cui possiamo incorrere con le uova è quello di contrarre la Salmonella, tuttavia la cottura ad alte temperature è in genere il metodo migliore per evitare intossicazioni alimentari.

Maggiore margine è riservato ai cibi a lunga conservazione come pasta e riso: qualora non troviate all’interno delle confezioni le tipiche farfalline, sono commestibili anche dopo 3 mesi dalla data di scadenza.

Sale, zucchero, aceto o miele, invece, sono considerati “alimenti eterni” perché non soggetti a deterioramento.

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