C’è un punto dell’Antartide occidentale che da anni inquieta climatologi e governi, un’enorme massa di ghiaccio grande più o meno quanto la Gran Bretagna che sta cambiando più in fretta di quanto si fosse previsto. È il Thwaites Glacier, ribattezzato non a caso “Doomsday Glacier”, il ghiacciaio del giorno del giudizio. Ora, per la prima volta, gli scienziati stanno per perforarne la parte più fragile e meno conosciuta. Un’operazione estrema, al limite tra esplorazione scientifica e corsa contro il tempo.
- Perché il ghiacciaio thwaites è così cruciale
- Una missione al limite del possibile
- Come funziona la perforazione del “ghiacciaio del giudizio”
- Cosa sperano di scoprire gli scienziati
- Perché questi dati possono cambiare il futuro
Perché il ghiacciaio thwaites è così cruciale
Thwaites è uno dei più grandi e instabili del pianeta e svolge un ruolo di “tappo” naturale per altri ghiacci dell’Antartide occidentale. Se dovesse collassare completamente, il livello medio dei mari potrebbe salire di circa 65 centimetri. Un numero che, tradotto in realtà, significa città costiere sommerse, milioni di persone costrette a spostarsi e un’accelerazione drammatica della crisi climatica globale.
Il problema è che Thwaites si sta assottigliando dal basso, a contatto con l’oceano. L’acqua marina relativamente calda scorre sotto il ghiaccio e lo erode lentamente, ma in modo costante. Ed è proprio questo processo che gli scienziati vogliono finalmente osservare da vicino.
Una missione al limite del possibile
A guidare la spedizione è il British Antarctic Survey, insieme ad altri istituti internazionali. Il bersaglio è la cosiddetta “grounding line”, la linea di contatto dove il ghiacciaio smette di poggiare sul fondale roccioso e inizia a galleggiare sull’oceano. È qui che si decide il futuro del ghiaccio.
Raggiungere questo punto non è semplice. L’area è attraversata da crepacci profondissimi e instabili, invisibili in superficie. Prima ancora di mettere piede sul ghiaccio, i ricercatori hanno dovuto mappare il terreno con veicoli telecomandati, poi trasportare tonnellate di strumenti con decine di voli in elicottero. Il tutto in una finestra operativa ridotta: appena due settimane per completare tutto, in uno degli ambienti più ostili del pianeta.
Come funziona la perforazione del “ghiacciaio del giudizio”
Gli scienziati useranno acqua riscaldata a circa 90 gradi, pompata ad alta pressione, per sciogliere un foro verticale nel ghiaccio profondo fino a un chilometro. Il buco, largo circa 30 centimetri, servirà per calare sensori in grado di misurare temperatura, correnti oceaniche e velocità di fusione direttamente sotto la piattaforma di ghiaccio.
Il tempo gioca però contro la missione: in Antartide il foro tende a richiudersi rapidamente, congelando di nuovo in uno o due giorni. Questo costringe il team a ripetere più volte la perforazione, lavorando senza sosta in condizioni estreme.
Cosa sperano di scoprire gli scienziati
L’obiettivo non è “provocare” il collasso del ghiacciaio, come temono alcune letture allarmistiche, ma capire cosa sta già succedendo. I modelli climatici attuali si basano su dati indiretti; mancavano finora misurazioni dirette in un punto così critico.
I sensori permetteranno di osservare quasi in tempo reale come l’acqua oceanica calda stia intaccando il ghiaccio dal basso. Verranno raccolti anche campioni di sedimenti e acqua marina, utili per ricostruire il passato del ghiacciaio e capire se situazioni simili si sono già verificate migliaia di anni fa.
Perché questi dati possono cambiare il futuro
Sapere con maggiore precisione quanto velocemente Thwaites potrebbe destabilizzarsi è fondamentale per migliorare le previsioni sull’innalzamento dei mari. Dalle coste europee alle metropoli asiatiche, passando per intere isole del Pacifico, milioni di persone vivono in zone che rischiano di finire sott’acqua entro pochi decenni.
Dati più affidabili significano anche politiche di adattamento più efficaci: difese costiere, piani di evacuazione, strategie urbanistiche pensate sul lungo periodo. In altre parole, tempo. Tempo prezioso per prepararsi a uno scenario che, ormai, non è più ipotetico.
La domanda che molti si pongono è semplice: cosa potrebbe andare storto? Gli scienziati sono chiari su questo punto. La perforazione non destabilizzerà il ghiacciaio, perché il processo di fusione è già in corso su scala enorme. Al contrario, il vero rischio sarebbe ignorare ciò che accade sotto Thwaites.