Il malore accusato da Jannik Sinner durante il Roland Garros ha acceso il dibattito sulle possibili cause del suo improvviso calo fisico. Tra le ipotesi avanzate dagli esperti, oltre alle elevate temperature e al calendario particolarmente intenso degli ultimi mesi, è emersa anche una possibile spiegazione legata alle caratteristiche genetiche associate alla sua carnagione chiara e ai capelli rossi.
Secondo il dottor Paolo Broganelli, responsabile della Dermatologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino, alcune persone con particolari caratteristiche genetiche possono sviluppare una maggiore sensibilità al sole e al calore, una condizione che potrebbe influire sulle prestazioni sportive in situazioni estreme.
- Il caso Sinner e il crollo al Roland Garros
- Il legame tra capelli rossi, pelle chiara e sensibilità al caldo
- Il ruolo del gene MC1R
- Perché chi ha la pelle chiara può soffrire maggiormente il calore
- La relazione tra genetica e percezione del dolore
Il caso Sinner e il crollo al Roland Garros
La sconfitta contro Francisco Cerúndolo ha sorpreso tifosi e addetti ai lavori. Lo stesso Sinner ha raccontato di non essersi sentito bene già dalla notte precedente al match, alimentando interrogativi sulle ragioni del suo rendimento al di sotto delle aspettative.
Tra le spiegazioni più discusse figurano il caldo intenso registrato durante il torneo, la fatica accumulata dopo settimane di competizioni ad altissimo livello e una possibile predisposizione individuale a soffrire maggiormente le temperature elevate.
Il legame tra capelli rossi, pelle chiara e sensibilità al caldo
L’attenzione degli esperti si è concentrata sul cosiddetto fototipo cutaneo, ovvero il modo in cui la pelle reagisce all’esposizione solare.
I soggetti appartenenti ai fototipi 1 e 2 presentano generalmente pelle molto chiara, lentiggini e una maggiore tendenza a scottarsi. In molti casi queste caratteristiche sono associate a particolari varianti del gene MC1R, coinvolto nella regolazione della pigmentazione della pelle e dei capelli.
Secondo Broganelli, queste persone possono sviluppare una risposta diversa agli stimoli termici rispetto alla popolazione generale, manifestando una maggiore sensibilità al sole e alle alte temperature.
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Il ruolo del gene MC1R
Il gene MC1R svolge una funzione fondamentale nella produzione della melanina, il pigmento che protegge la pelle dai danni provocati dai raggi ultravioletti.
Quando il recettore funziona correttamente, viene favorita la produzione di eumelanina, la sostanza responsabile dell’abbronzatura e della protezione naturale della pelle. In presenza di alcune mutazioni genetiche, invece, prevale la produzione di feomelanina, pigmento tipico delle persone con capelli rossi e pelle molto chiara.
Questa condizione riduce la capacità della pelle di difendersi dalle radiazioni solari e aumenta il rischio di scottature, danni cutanei e tumori della pelle.
Perché chi ha la pelle chiara può soffrire maggiormente il calore
“Si tratta di una condizione che porta ad avere una maggiore sensibilità al sole e a soffrire maggiormente il caldo”, spiega il dottor Broganelli.
Secondo gli specialisti, il fenomeno potrebbe essere collegato a una minore capacità dell’organismo di contrastare lo stress ossidativo provocato dall’esposizione al sole e alle alte temperature. Le feomelanine, infatti, sembrano offrire una protezione inferiore rispetto alle eumelanine contro gli effetti delle radiazioni.
Questo potrebbe favorire processi infiammatori in grado di aumentare la sensibilità delle terminazioni nervose e rendere più intensa la percezione del calore.
La relazione tra genetica e percezione del dolore
Alcune ricerche scientifiche hanno evidenziato come determinate varianti del gene MC1R possano influenzare anche la percezione del dolore.
Studi condotti negli anni hanno osservato che le persone con capelli rossi mostrano una risposta diversa agli stimoli termici e possono richiedere dosaggi differenti di alcuni anestetici locali e generali.
Secondo Broganelli, il fenomeno potrebbe essere legato a una ridotta produzione di oppioidi endogeni, sostanze prodotte naturalmente dall’organismo che contribuiscono a modulare la percezione del dolore.
Gli esperti invitano comunque alla prudenza. Al momento non esistono informazioni pubbliche che confermino la presenza di specifiche mutazioni genetiche nel campione altoatesino.