Differenze tra è ed é: come capire se l'accento è grave o acuto

É ed È: scopri come distinguere tra l'accento grave e l'accento acuto e utilizzarli correttamente in italiano

20 Aprile 2023
Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Fonte: 123RF

Sebbene “è” ed “é” possano sembrare semplici varianti grafiche della stessa lettera, in realtà hanno differenti utilizzi e significati nella lingua italiana. A livello di pronuncia e anche per quanto riguarda il loro uso pratico. Curioso di scoprire tutte le differenze? Andiamo a vederle insieme!

“E” senza accento e con accento: quali sono le differenze?

La “E” senza accento è una congiunzione che svolge la funzione di collegare due parole o frasi. Ad esempio, in frasi come:

  • Mario e Luigi sono fratelli.
  • Ho letto il libro e guardato il film.
  • Mi piacciono le pesche e le mele.
  • Sono stanco e spossato.
  • Vedo il colore giallo e quello rosso.

In questi esempi “E” semplice viene utilizzata per unire due elementi e pertanto non presenta alcun accento.

D’altra parte, la “È” con l’accento grave è una forma del verbo “essere” al presente indicativo della terza persona singolare. Essa ha una funzione esplicativa, indicando il significato di ciò che è descritto o affermato.

Ad esempio:

  • L’Italia è un paese bellissimo.
  • Questo libro è interessante.
  • Il museo è in centro.
  • La penna è sulla scrivania.

Ma cosa succede quando c’è l’accento acuto sulla “E” trasformandola in “É“? Andiamo a scoprirlo insieme! Anche perché conoscere le differenze tra queste tre forme di “E” è fondamentale per una corretta scrittura e comunicazione in italiano.

Quando si usa la ‘è’ con accento grave?

Quando si parla di “è“, ci si riferisce all’accento grave sulla lettera “È”. L’accento grave è chiamato così proprio perché si inclina verso sinistra (`). A differenza dell’accento acuto, che si inclina verso destra (/), l’accento grave è utilizzato solo sulla “È” e su alcune vocali accentate di alcune parole italiane.

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Dal punto di vista della pronuncia, la “È” con l’accento grave ha un suono aperto. Ciò significa che la vocale “è” si pronuncia in modo più aperto e allungato rispetto alla “e” semplice senza accento.

L’utilizzo della “È” con l’accento grave è principalmente legato al verbo “essere” al presente indicativo della terza persona singolare. Ad esempio:

  • Lui è italiano.
  • La macchina è blu.
  • Il libro è interessante.

Inoltre, la “È” con l’accento grave viene utilizzata per indicare la locazione o la posizione di qualcosa o qualcuno. Ad esempio:

  • La penna è sulla scrivania.
  • Il ristorante è in centro.
  • La casa è vicino al mare.

Quando si usa la ‘é’ con l’accento acuto?

La “É” con l’accento acuto è un’altra variante della lettera “E” accentata in italiano. L’accento acuto è chiamato così perché si inclina verso destra (/) e si colloca sulla “É” e su alcune altre vocali accentate di alcune parole italiane.

Dal punto di vista della pronuncia, la “É” con l’accento acuto ha un suono chiuso. Ciò significa che la vocale “é” si pronuncia in modo più chiuso e breve rispetto alla “è” con l’accento grave. Ad esempio, la parola “perché” si pronuncia con una “é” chiusa. Altri esempi sono: affinché, checché, dacché, macché, mercé, nonché, perché, sicché. Succede anche per certi nomi come quelli del cantautore Fabrizio De André.

Inoltre, nell’italiano, ci sono alcune parole di origine francese che mantengono l’accento acuto sulla “É”. Vediamo alcuni esempi:

  • Cliché: termine usato per indicare un’idea o una situazione stereotipata o convenzionale.
    Esempio: “Quella descrizione è un cliché della moda parigina.”
  • Entrée: termine usato per indicare il piatto d’apertura di un pasto principale, un antipasto o aperitivo.
    Esempio: “L’entrée del ristorante francese era deliziosa.”
  • Fiancée: termine usato per indicare la fidanzata di un uomo.
    Esempio: “Il mio amico ha annunciato il suo fidanzamento con la sua fiancée francese.”
  • Protégé: termine usato per indicare una persona protetta o sostenuta da un’altra.
    Esempio: “Il giovane artista è il protégé del famoso pittore francese.”

Tuttavia, è importante notare che l’uso dell’accento acuto sulla “É” in italiano è meno frequente e limitato rispetto all’accento grave sulla “È”. È fondamentale fare attenzione all’ortografia corretta e all’uso appropriato degli accenti per evitare errori di comunicazione o fraintendimenti.

È importante anche sapere che l’accento sulla “È” o sulla “É”, anche se non espresso graficamente può cambiare il significato di una parola o di una frase, e quindi è essenziale utilizzarlo correttamente per evitare confusioni o fraintendimenti nella comunicazione scritta e parlata in italiano.

Ecco alcuni esempi:

  • Accètta viene dal verbo accettare, mentre Accétta è un sostantivo indicante una arma da taglio.
  • Affètto è un nome indicante un sentimento, mentre Affétto è una voce del verbo affettare.
  • Collèga indica un compagno di lavoro, Colléga è una voce del verbo collegare.
  • Mènto deriva dal verbo mentire, ménto è un sostantivo che indica una parte del corpo.
  • Vènti indica le brezze, vénti è un numero.

Come capire se l’accento è aperto o chiuso?

Anche se in italiano normalmente consideriamo che le vocali siano solo cinque, dal punto di vista fonetico i suoni vocalici della nostra lingua sono in realtà sette, poiché la “e” e la “o” possono avere due pronunce diverse a seconda che siano aperte o chiuse.

Per produrre una vocale aperta, è necessario che fra la lingua e il palato ci sia il maggiore spazio possibile, come accade quando pronunciamo normalmente la lettera “a”. Al contrario, per produrre una vocale chiusa, è necessario che lo spazio fra la lingua e il palato sia il minore possibile, come avviene con la normale pronuncia della “i” e della “u”.

Quanto alla “e”, se è aperta (è), essa viene trascritta foneticamente come [ɛ], mentre se è chiusa (é), si trascrive foneticamente come . Analogamente, la “o” aperta (ò) si trascrive foneticamente come [ɔ], mentre la “o” chiusa (ó) si trascrive foneticamente come .

Tuttavia, capire se una “e” o una “o” sono aperte o chiuse non è sempre immediato, poiché nelle diverse varianti regionali dell’italiano si tende a pronunciarle in modo più aperto (come in molte aree del Sud) o più chiuso (come in molte aree del Nord) del dovuto. Cambia tutto a seconda di accenti e provenienza geografica e ci sono diverse eccezioni, però. Pensiamo alla parola “niente”. Andrebbe pronunciata con la è, quindi “niènte”. In diversi accenti molto diffusi, come il lombardo o il napoletano, è tuttavia pronunciata come “niénte”, con la é chiusa.

Ciò che possiamo tenere a mente, in linea generale, è che quando l’accento non cade sulla “e” o sulla “o”, queste hanno sempre un suono chiuso a meno che non sia indicato diversamente. In tutti gli altri casi, invece, può essere utile consultare una guida grammaticale, o anche un semplice dizionario, per fugare i dubbi e riuscire a destreggiarsi anche nelle circostanze meno intuitive.

L’italiano è una lingua complessa, imparare a parlarla in maniera perfetta è complicato anche per chi è nato e cresciuto in questo Paese!

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