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Allarme processionaria, perché è così pericolosa per i cani (e come evitarla)

Dalle passeggiate nei parchi ai rischi più seri: la processionaria rappresenta una minaccia concreta per i cani, spesso sottovalutata.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Con l’arrivo della primavera, per chi ha un cane le passeggiate all’aria aperta diventano più frequenti. Ma insieme al bel tempo torna anche uno dei rischi più sottovalutati: la processionaria. Negli ultimi anni, complice l’aumento delle temperature, il periodo di attività di questo insetto si è anticipato: le larve possono scendere dagli alberi già a partire da febbraio, aumentando l’esposizione al pericolo.

Cos’è la processionaria e dove si trova

La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un bruco lungo circa 3-4 centimetri, facilmente riconoscibile per il suo comportamento: si muove in fila indiana, formando lunghe “processioni” sul terreno. Questo movimento è legato alla ricerca di un punto adatto per interrarsi e completare il ciclo vitale.

Non vive solo sui pini. Oltre al pino nero e silvestre, può infestare querce, faggi, castagni, betulle e perfino alberi ornamentali presenti nei parchi urbani. Questo rende il rischio molto più diffuso di quanto si pensi, anche in città.

Un segnale chiaro della sua presenza è rappresentato dai nidi: strutture bianche, simili a batuffoli di cotone o ragnatele, visibili tra i rami. Se individuati, indicano un’infestazione attiva e la zona va evitata.

Perché è così pericolosa per i cani

Il vero problema non è il bruco in sé, ma i peli urticanti che ricoprono il suo corpo. Questi microscopici filamenti sono dotati di uncini e contengono una sostanza altamente irritante, chiamata traumatoproteina, capace di provocare reazioni infiammatorie violente. Quando il cane annusa o entra in contatto con la larva, i peli si attaccano alle mucose e rilasciano istamina. La reazione è immediata e può essere estremamente grave.

I sintomi più comuni includono:

  • ipersalivazione improvvisa;
  • gonfiore della lingua e della bocca;
  • vomito e disturbi gastrointestinali;
  • difficoltà respiratorie;
  • apatia e febbre.

Nei casi più gravi si può arrivare allo shock anafilattico. Ma il rischio più temuto è la necrosi della lingua: il tessuto danneggiato può morire e staccarsi, causando mutilazioni permanenti.

Il rischio invisibile: i peli nell’aria

Un aspetto spesso sottovalutato è che il contatto non deve essere diretto. I peli urticanti possono disperdersi nell’aria e venire trasportati dal vento. Questo significa che il cane può essere colpito anche senza toccare il bruco. L’inalazione può provocare tosse, starnuti e problemi respiratori. Per questo motivo, anche sostare in un’area contaminata rappresenta un rischio reale.

Come evitare il contatto durante le passeggiate

La prevenzione è l’unica strategia efficace. Evitare il contatto significa ridurre drasticamente il rischio.

Durante le passeggiate è fondamentale tenere il cane al guinzaglio, soprattutto in pinete o aree alberate, evitare zone con nidi visibili o segnalazioni di infestazione, controllare tronchi e base degli alberi, dove i bruchi scendono,  e non lasciare il cane libero in ambienti non bonificati.

La museruola può impedire l’ingestione, ma non protegge dall’inalazione dei peli. Non è quindi una soluzione sufficiente.

Cosa fare in caso di contatto

Se il cane entra in contatto con la processionaria, il tempo è determinante. Ogni minuto può fare la differenza.

La prima azione è allontanarsi immediatamente dalla zona. Successivamente, è necessario lavare la bocca del cane con abbondante acqua, utilizzando guanti per evitare il contatto diretto. Il getto deve essere diretto verso l’esterno, evitando che l’animale ingerisca acqua contaminata.

Non bisogna mai indurre il vomito, perché i peli urticanti potrebbero causare ulteriori danni durante la risalita. Dopo il primo intervento, è indispensabile recarsi subito dal veterinario. In alcuni casi, i professionisti possono prescrivere kit di emergenza a base di cortisonici, da utilizzare solo sotto indicazione medica.

 

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