Con l’arrivo dei primi freddi, stufe e camini tornano protagonisti nelle case italiane. Ma accendere il riscaldamento senza conoscere le nuove regole può trasformarsi in una sorpresa molto costosa: le sanzioni, infatti, possono arrivare fino a 5.000 euro. Non basta che un impianto funzioni correttamente per essere al riparo da problemi. Prima di utilizzarlo conviene controllare requisiti, documenti e obblighi previsti dai provvedimenti in vigore.
- Nuove regole dal 15 ottobre: dove e per quali impianti
- Stufe e camini domestici: il controllo delle stelle
- Multe fino a 5.000 euro e controlli: cosa sapere
Nuove regole dal 15 ottobre: dove e per quali impianti
Le novità sono scattate lo scorso 15 ottobre, ma non riguardano indiscriminatamente tutti gli italiani. A introdurle è stata la Lombardia, con una disciplina specifica per gli impianti termici civili alimentati a biomassa, come legna e pellet, con potenza al focolare superiore a 35 kW.
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La delibera regionale 3649 del 2024 prevede, per questa categoria, requisiti più severi in materia di emissioni e caratteristiche degli impianti. Si tratta di apparecchi di potenza relativamente elevata, non necessariamente della comune stufa installata in soggiorno. Per capire se il proprio sistema rientri nella nuova disciplina bisogna innanzitutto verificare la potenza riportata sul libretto, oppure rivolgersi al manutentore.
C’è inoltre già un’altra data da segnare: il 15 ottobre 2027. Da quel giorno entreranno in gioco nuovi requisiti per le caldaie a biomassa fino a 35 kW, previsti dalla delibera regionale 4720 del 2025. È importante non confondere queste caldaie con tutte le stufe domestiche: scadenze e obblighi non sono automaticamente identici.
Stufe e camini domestici: il controllo delle stelle
Per chi possiede una stufa a legna, un camino o un apparecchio a pellet, la prima verifica resta quella della classe ambientale. Il sistema nazionale, introdotto dal decreto ministeriale 186 del 2017, assegna ai generatori da una a cinque stelle in base alle prestazioni sulle emissioni: più stelle indicano, in generale, minori emissioni di polveri sottili.
In Lombardia, già dal 1° gennaio 2020, è vietato utilizzare generatori classificati con zero, una o due stelle. Gli apparecchi di nuova installazione devono invece raggiungere almeno quattro stelle. Non è quindi il provvedimento di ottobre a introdurre questi vincoli per le stufe di casa: sono limitazioni precedenti, che continuano a valere.
Come controllare? Il dato può comparire sul libretto dell’impianto o nella documentazione del produttore. Se manca, conviene recuperare marca, modello e potenza e verificare la classificazione con l’assistenza tecnica. Sono previste alcune deroghe ed esclusioni regionali, da valutare caso per caso, senza presumere che riguardino automaticamente il proprio apparecchio.
Multe fino a 5.000 euro e controlli: cosa sapere
Il rischio economico è concreto: per il mancato rispetto delle disposizioni regionali sono previste sanzioni comprese tra 500 e 5.000 euro. Il riferimento è l’articolo 27, comma 4, della legge regionale lombarda 24 del 2006.
Le verifiche rientrano nei controlli sugli impianti termici. Nei Comuni con meno di 40.000 abitanti la competenza è delle Province; nei centri più popolosi spetta ai Comuni.
Attenzione anche a chi vive altrove nella Pianura Padana. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno sottoscritto nel 2017 un accordo per contrastare lo smog, prevedendo limiti progressivamente più rigorosi per i generatori a legna. Ogni Regione, tuttavia, ha adottato provvedimenti propri, con date, deroghe e restrizioni temporanee differenti. La scelta più prudente, prima di riaccendere stufa o camino, è verificare le regole effettivamente applicabili nel proprio territorio.