Volete controllare il telefono di vostro figlio? Leggete prima qui

Se sia giusto controllare o meno il telefono dei propri figli è un dibattito sempre attuale e complesso

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Fonte: Search CreativeCommons

La questione è annosa ma sempre attuale e controversa: controllare o no il telefono dei propri figli? Quasi tutti i ragazzi e le ragazze adolescenti possiedono un dispositivo smartphone o un computer e hanno, quindi, l’accesso ad un mondo non tangibile, dal quale i genitori sono esclusi. Come ci si deve comportare? E’ giusto che i genitori abbiano accesso al mondo privato dei loro figli? Cosa sono autorizzati a fare in nome della sicurezza? Fino a che punto si possono fidare dei loro ragazzi? Dove comincia la violazione della privacy? Tutte domande dai confini davvero labili.

Di seguito la storia di una madre inglese, fiera di aver controllato il telefono della figlia 13enne. Lara Estep è madre di una ragazza adolescente. Il loro rapporto è il tipico rapporto madre-figlia fatto di incomprensioni e litigi. Lara ha sempre lasciato autonomia ai figli come chiaro segnale della fiducia che ha nei loro confronti, pur riservandosi il diritto di controllare i loro account Facebook e i loro telefoni qualora avesse la percezione dell’esistenza di una situazione pericolosa.

Lara e la sua famiglia si erano da poco trasferiti in un nuovo quartiere e non c’era stata occasione di conoscere i bambini del vicinato e le loro famiglie. Vedeva la figlia uscire, la vedeva comunicare al telefono, ma non sapeva chi fossero i suoi nuovi amici. Con il passare del tempo Lara continuava ad avere la sensazione che qualcosa non andasse, uno strano sentore che non la lasciava mai. Così decise di controllare l’account Facebook della figlia: la scoperta la lasciò inorridita.

Trovò una quantità enorme di messaggi, scritti a tutte le ore del giorno e della notte, del padre di uno dei compagni di scuola della figlia. Messaggi in cui invitava la ragazza a passare la notte da lui, le prometteva regali pur di vedersi. Sconvolta, Lara si rivolse al preside della scuola e alla polizia. Inoltre, proibì alla figlia di frequentare i suoi amici. Comprensibilmente, per un paio di mesi, ci furono accese discussioni, urla e pianti. Alla fine le acque si calmarono, la ragazza si fece nuovi amici e tornò a sorridere. Lara non ha nessun rimpianto per aver violato la privacy della figlia ma, allo stesso tempo, non suggerisce agli altri genitori di farlo con leggerezza. E’ importante monitorare i propri figli e agire subito quando si notano comportamenti inusuali, prima che sia troppo tardi.

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