Figli intelligenti? Non è merito del papà: da chi si eredita

Da chi si eredita l'intelligenza? Gli ultimi studi fanno chiarezza: è merito della mamma o del papà?

17 Febbraio 2024
Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Il tradizionale detto “tale padre, tale figlio” sembra cedere il passo a nuove scoperte riguardo all’ereditarietà dell’intelligenza. Contrariamente alle credenze popolari, le ricerche recenti suggeriscono che il merito dell’intelligenza dei figli non è da attribuire principalmente al padre, bensì alla madre. Sebbene il padre possa influenzare il contesto educativo e culturale dei figli, è la madre che trasmette loro i geni dell’intelligenza. Questa nuova comprensione può portare a una riflessione più approfondita sulle dinamiche familiari e sulle influenze genetiche che plasmano il percorso intellettuale dei nostri figli. Ad ogni modo, dato che i ruoli genitoriali sono decisamente paritari, sembra che il DNA dei genitori giochi un ruolo predominante nel determinare il quoziente intellettivo dei figli e anche se questi vanno male o bene a scuola. In che modo succede tutto questo? Andiamo a scoprirlo insieme.

L’intelligenza si eredita dalla madre e non dal padre? La scoperta della scienza

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La scienza ha individuato nella madre il genitore responsabile della trasmissione dei geni legati all’intelligenza, secondo svariate ricerche che concordano in tal senso. Questo è dovuto ai cosiddetti ‘geni condizionati‘, che si attivano a livello cellulare solo se di derivazione femminile, conferendo alla madre un ruolo cruciale nella formazione dell’intelletto dei figli.

Gli studi più recenti hanno individuato i geni legati all’intelligenza nel cromosoma X, evidenziando che i geni materni si sviluppano nella corteccia cerebrale, sede delle funzioni cognitive complesse. Al contrario, le cellule provenienti dai geni del padre si concentrano nelle regioni del cervello associate alle emozioni, come l’ipotalamo e l’amigdala, che costituiscono il sistema limbico.

Tuttavia, è importante chiarire che l’intelligenza è solo parzialmente ereditaria, contribuendo al 40% – 60% del patrimonio genetico complessivo. La restante percentuale è influenzata dall’ambiente e dagli stimoli ricevuti durante la crescita, nonché dalla capacità di rispondere efficacemente ad essi.

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Se i bambini vanno male a scuola, la colpa è dei genitori

Un recente studio pubblicato su ‘Nature Communications‘, intitolato The correlation between reading and mathematics ability at age twelve has a substantial genetic component e realizzato da un gruppo di ricercatori britannici, ha evidenziato una correlazione significativa tra le abilità di lettura e le competenze matematiche nei dodicenni, sottolineando l’importanza dell’ereditarietà genetica nel successo o insuccesso scolastico.

Analizzando 1500 coppie di gemelli di dodici anni, i ricercatori hanno rilevato che il 50% della bravura dei figli, così come delle loro difficoltà, è attribuibile al DNA. Questo risultato mette in luce il ruolo fondamentale della genetica nel determinare le capacità scolastiche dei ragazzi, offrendo una nuova prospettiva sull’importanza dell’ambiente familiare e degli insegnanti nel processo educativo.

È dunque inutile addossare le colpe esclusivamente agli insegnanti se uno studente appare svogliato o poco incline ad una materia. Una eventuale lentezza nell’apprendimento può essere, ed è almeno almeno in parte, genetica e derivare dai cromosomi ereditati da entrambi i genitori. Questa consapevolezza apre la strada a una comprensione più completa dei fattori che influenzano le performance scolastiche, incoraggiando una visione più inclusiva e contestualizzata del processo educativo.

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