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Perchè si dice "è una babilonia"

Lavorare qui è impossibile, è una Babilonia. Quando regnano confusione e disordine, usiamo questa espressione. Perché?

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“È una Babilonia”, ovvero: la situazione è del tutto fuori controllo.  Confusione, caos e disordine sono ovunque e governano imperturbati. Qualunque tentativo di comunicare è impossibile, qualunque tentativo di prendere una decisione o, più in generale, di progredire, è vanificato dall’impraticabilità del confronto. Ma perché, per dire tutto ciò, usiamo l’espressione “essere una Babilonia“?

La storia di Babilonia

Circa 80 chilometri a sud dell’attuale Baghdad sorge la città irachena di Al Hillah. Lì, ci sono le rovine di una delle più grandi metropoli – si può davvero usare questo termine – dell’antichità: Babilonia, la capitale del regno, babilonese appunto, del sovrano Nabuccodonosor II.

Il periodo di maggiori espansione e splendore è quello coincidente con il Secondo Impero Babilonese, circa sei secoli prima di Cristo, quando Babilonia copriva una superficie di 1000 ettari e ospitava l’incredibile, per il tempo, numero di 100 mila abitanti, protetti da una doppia cinta muraria spessa cinque metri e lunga quasi dieci chilometri.

La megalopoli “Porta degli Dei”

Il nome Babilonia deriva dal termine accadico Bab – Llani, che significa “Porta degli Dei” e che compare per la prima volta in alcune tavolette databile a oltre due millenni prima di Cristo. Babilonia era una vera e propria megalopoli. Brulicante di attività, abitata da una popolazione in fermento, dove commercio e scambi culturali erano frequenti e costanti.

Quella che però nell’antichità era una città ricca e florida è arrivata nel nostro linguaggio comune con una connotazione molto diversa. E, per capire come questo sia successo, bisogna fare riferimento niente meno che alla Bibbia.

Dalla Bibbia al linguaggio comune

Di Babilonia si parla anzitutto nel libro della Genesi (poi anche nell’Apocalisse e nel libro di Daniele, ad esempio). La vicenda è quella, assai nota, della Torre di Babele (nome accadico di Babilonia), la grande costruzione che la popolazione di quella città decise di realizzare per raggiungere il cielo, cioè Dio. Ma fu proprio Dio, per punire la tracotanza di quegli uomini, a confondere la loro comunicazione facendo loro parlare lingue diverse.

Il risultato fu una confusione così grande che la Torre fu abbandonata. Da allora, e proprio per questa ragione, con l’espressione “è una Babilonia”, oppure “è una Babele“, si indicano tutte quelle situazioni in cui il caos è tale da rendere impossibile qualunque forma di comunicazione e, di conseguenza, di efficace costruzione (anche in senso figurato).

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