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Scoperti 12.000 virus sconosciuti sul fondo dell’oceano: gli scienziati lanciano l’allarme

Un'accurata ricerca scientifica ha individuato quasi 12mila virus mai visti prima sul fondo dell'Oceano. Quali sono i pericoli della scoperta?

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Sono stati scoperti quasi 12.000 virus sconosciuti sul fondo dell’oceano: una scoperta che riporta l’attenzione su ciò che ancora ignoriamo degli abissi. Gli scienziati hanno individuato una sorprendente concentrazione di forme virali mai catalogate in una delle regioni più remote del pianeta. Ma a farci preoccupare non è soltanto la loro presenza: il ritrovamento apre interrogativi sul futuro di un ambiente poco studiato e sulle conseguenze delle attività umane.

Un universo invisibile a seimila metri di profondità: cosa è stato trovato sul fondo dell’Oceano

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il ritrovamento arriva dalla zona di Clarion-Clipperton, un’immensa area del Pacifico compresa tra le Hawaii e il Messico. Qui, a profondità che raggiungono i 6.000 metri, un gruppo di ricercatori dell’Università di Chongqing, in Cina, ha identificato 11.662 virus, in larga parte ancora sconosciuti alla scienza. Per arrivare a questo risultato, gli studiosi hanno esaminato oltre sessanta campioni di sedimenti raccolti sul fondale dalla China Ocean Mineral Resources R&D Association.

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I dati suggeriscono che anche ambienti già oggetto di interesse per le risorse minerarie custodiscono una ricchezza biologica ancora largamente invisibile ai nostri attuali strumenti di classificazione.

Le analisi genetiche hanno rivelato un dato sorprendente: oltre il 99% dei gruppi virali individuati non compare negli attuali database di riferimento. Soltanto il 4% dei gruppi di proteine virali mostra corrispondenze con quelli presenti negli archivi mondiali. Molti dei virus appartengono ai Caudoviricetes, organismi caratterizzati da una struttura con testa e coda che infettano i batteri.

Perché questi virus sono fondamentali per la vita oceanica

A prima vista il fondale sembra un luogo inospitale: oscurità permanente, pochi nutrienti e presenza di metalli pesanti. Eppure, sotto la superficie dei sedimenti prosperano comunità microscopiche che contribuiscono al funzionamento dell’ecosistema marino. I virus ne sono una componente attiva e tutt’altro che marginale.

Infettando i microrganismi, possono liberare sostanze nutritive utilizzabili da altre forme di vita. Partecipano così, indirettamente, ai cicli naturali del carbonio, dell’azoto, del fosforo e dello zolfo, oltre che alla circolazione dei metalli. Alcuni trasportano anche geni in grado di influenzare il metabolismo dei microbi ospiti. Gli scambi genetici possono persino favorire l’adattamento di questi ultimi a condizioni ambientali difficili, come l’esposizione a sostanze metalliche tossiche.

Il vero allarme riguarda le miniere sottomarine

La zona di Clarion-Clipperton custodisce milioni di noduli polimetallici, concrezioni rocciose grandi all’incirca come patate e ricche di nichel, cobalto e manganese. Sono metalli richiesti anche per produrre batterie destinate ai veicoli elettrici. Per questo l’area è al centro di importanti interessi industriali legati all’estrazione mineraria in acque profonde.

Ed è qui che nasce la preoccupazione degli scienziati. Le attività estrattive potrebbero smuovere i sedimenti, sollevare nubi di particelle e alterare le comunità microbiche dalle quali dipendono molte delle funzioni ecologiche individuate. Gli effetti ipotizzati sono rischi potenziali, non la dimostrazione che l’estrazione commerciale abbia già danneggiato questi virus.

Per misurare le conseguenze, serviranno ulteriori ricerche volte ad approfondire il legame tra virus, batteri e processi chimici del fondale, osservando in che modo esse reagiscano alle perturbazioni.

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